Abrami Emanuele-L’emergenza COVID-19 ha cambiato tutto, anche il nostro modo di vivere la fede in senso comunitario. Con grande anticipo rispetto alle ordinanze ministeriali, la Chiesa aveva già reagito nell’interesse e nella sicurezza dei suoi fedeli. Sono vietati gli assembramenti di fedeli in chiesa in occasione della Santa Messa. Come vive il cristiano questi giorni di crisi? Ne abbiamo parlato con Parlato con Padre Egidio Monzani.
La comunità di Lumezzane e i parrocchiani tutti si sono allineati alle disposizioni precedentmente accennate. Se all’inizio qualcuno ancora si provava a presentarsi alle celebrazioni, ora a vincere è la prudenza. Come noto, è comunque possibile seguire la Via Crucis settimanale e la messa domenicale in streaming sui canali ufficiali. Una situazione straordinaria, dove anche i parroci devono allinearsi tanto agli ordini delle autorità quanto ai bisogni della loro comunità, rinchiusa in casa per proteggersi da questo male del corpo.
Si tratta di un problema vivo: è veramente un bene impedire alla gente di recarsi in chiesa? Una voltà la carità consisteva nel portare aiuto agli altri, ora si fa invece necessario evitare di portare agli altri il contagio.
Il mondo sta cambiando, e forse questa emergenza ci sta aiutando ad accorgercene: spiazzati, immobili, possiamo finalmente prendere qualche misura di questa folle evoluzione nella quale l’umanità è incorsa in questi ultimi decenni. Impossibile, assurdo, immaginare di poter comunicare secondo le vecchie regole, anche e soprattutto per la Chiesa di Dio. Il mondo cambia, e la Chiesa deve cambiare con esso: il rischio è quello di rimanere intrappolati all’interno di alcuni sistemi comunicativi ormai vetusti e incapaci di trasmettere a questa nuova società l’immortale ed immutabile messaggio del Cristo. Per usare una brillante metafora proprio di Padre Egidio, perpretrare in questo senso è come seminar fagioli sperando che crescano piselli.
La Pasqua incombe, e il Triduo con essa. Se sarà possibile celebrarla in comunità, ancora non si sa. Dipende dal virus, da come questo di comporta e come si evolve la situazione. Pensare una Pasqua in silenzio è come pensare ad una primavera senza fiori, perché la Pasqua è il momento centrale della cristianità, è il risveglio della vita e non poterla celebrare tutti insieme, anche fisicamente, ricorda più il momento di fredda assenza del Venerdì Santo. Si spera che fra poche settimane tutto si risolva, finalmente, che si possa tornare ad aprire le finestre ed incontrarsi con normalità.
A chi mormora che questo COVID-19 è un castigo lanciato da Dio o dal diavolo per punire i nostri peccati, Padre Egidio risponde con un secco no. Il Dio che istiga non è il Dio dei cristiani, il Dio di cui ci parla il Cristo nei vangeli non è un castigatore, bensì un padre fonte di amore infinito. Forse chi si permette di sollevare tali dubbi non si riferisce al Dio cristiano, ma a quello vendicativo dell’Antico Testamento (che non ci appartiene). Chi pensa che Dio abbia scagliato il COVID-19 contro il suo popolo, chi crede in questo Dio masochista che ha bisogno di farsi giustizia facendoci del male fisico, rischia di incorrere nell’eresia. Non è forse vero, infatti, che nei Vangeli Gesù si premura di liberare l’uomo dal male fisico, anziché punirlo con esso? Non è forse il Padre di cui ci racconta il Cristo una fonte di eterno amore che “libera dal male”? E allora come si può accusare Dio di questo male dell’uomo? Dio non si contraddice, l’uomo lo fa, ma non Dio.
Confidiamo allora in questo Dio dell’amore, e non del masochismo o della punizione corporale, perché la paura e la disperazione non abbiano la meglio e si possa presto gioire, insieme, nella Primavera della Vita.


