Alfio Mosca – Il ricordo della Brigata Verginella a Lumezzane non è solo una ricorrenza, ma l’occasione per tornare su una vicenda che attraversa la storia del Novecento e parla ancora al presente. Sono passati 81 anni dal 10 gennaio 1945, quando Giuseppe Verginella, comandante della 122ª brigata Garibaldi, venne ucciso dai militi fascisti. Una data che ogni anno riporta l’attenzione su una figura centrale della Resistenza in Val Trompia e sul significato più ampio della lotta di liberazione.
Verginella, partigiano italiano appartenente alla minoranza slovena e decorato con la medaglia d’argento al valore militare, era nato nel 1908 a Križ, villaggio a maggioranza slovena nei pressi di Trieste, allora parte dell’Impero austro-ungarico. Dopo la caduta di Mussolini nel luglio 1943, gli venne affidato il compito di organizzare la Resistenza in diverse aree del Nord Italia. Operò dapprima in Piemonte, poi in Val Camonica e, nel 1944, giunse in Val Trompia, dove assunse il comando della brigata Garibaldi locale, distinguendosi per capacità organizzative e determinazione.
La sua attività partigiana si interruppe bruscamente alla vigilia di Natale del 1944. Il 24 dicembre venne arrestato in seguito a una delazione e trasferito nelle carceri di Brescia. Qui fu sottoposto a due settimane di torture nel tentativo di ottenere i nomi di altri partigiani. Nonostante le sevizie, non fornì informazioni. Il 10 gennaio 1945 fu condotto a Lumezzane con il pretesto di individuare presunti depositi di armi, ma venne assassinato per strada dai reparti della questura di Brescia.
Le motivazioni della medaglia d’argento al valore militare riconoscono il suo comportamento durante la guerra di liberazione e, soprattutto, il contegno mantenuto dopo la cattura. Verginella, si legge nel riconoscimento, seppe difendere fino alla morte i propri compagni, assumendosi ogni responsabilità e rivendicando la nobiltà della lotta partigiana.
Durante la recente cerimonia commemorativa, questo profilo umano e storico è stato richiamato per sottolineare come la memoria non sia un esercizio formale. Il presidente dell’Anpi di Lumezzane, Gianpietro Patelli, ha ribadito la necessità di continuare a raccontare la Resistenza come fondamento della democrazia, collegando quelle scelte ai diritti sanciti dalla Costituzione. Un impegno che guarda anche al futuro, considerando che il 2026 segnerà l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica.
Dal Comune, l’assessore alla Cultura Lucio Facchinetti ha confermato l’attenzione verso percorsi di conoscenza rivolti in particolare alla scuola primaria, con iniziative dedicate alla storia, alla Costituzione e all’educazione civica. In rappresentanza dell’Anpi provinciale, Gloria Baraldi ha definito Verginella un partigiano europeo, ricordando come la sua vicenda parli ancora ai giovani e indichi una strada fatta di responsabilità e partecipazione. Anno dopo anno a Lumezzane, la memoria di Giuseppe Verginella continua così a essere un punto di riferimento. Non come celebrazione distante, ma come richiamo concreto ai valori di libertà e democrazia che hanno segnato la storia del Paese.


