
Elena Muti – Questo mese a Lumezzane si è verificata una situazione delicata, sulla quale è giusto riflettere, ma per cui è sempre difficile ponderare un’opinione. Due coniugi, un pizzaiolo egiziano 32enne ed una badante moldava di 28 anni, non pagavano l’affitto da diversi mesi. Drammatica circostanza che molte famiglie del nostro territorio sono state costrette a vivere con l’avvento della Pandemia: proprio a causa di quel triste evento la famiglia non aveva potuto sanare i conti con il proprietario.
I Carabinieri, gli assistenti sociali e gli ufficiali giudiziari, dunque, hanno raggiunto i coniugi nella loro abitazione. La famiglia avrebbe richiesto il rinvio del provvedimento giudiziario: avendo da poco trovato un nuovo lavoro, avrebbero proposto di ripianare il debito nel corso del tempo. L’offerta, però, sarebbe stata rifiutata e la coppia, secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, avrebbe fatto resistenza. Seguendo il protocollo gli agenti sarebbero stati costretti ad arrestare i due affittuari, nonostante la presenza dei figli minorenni.
Per questo l’Associazione Diritti per tutti ha preso posizione spiegando il proprio punto di vista sull’accaduto: è un fatto inaudito ed è un segnale preoccupante se indica come i carabinieri intendano gestire gli sfratti e le esecuzioni in provincia di Brescia adesso che la prefetta Laganà ha di fatto cancellato il tavolo di trattativa in Prefettura.
Secondo la versione dei coniugi, infatti, ci sarebbe stata solo un’opposizione verbale allo sfratto. Il giudice, durante il rito per direttissima, avrebbe confermato l’arresto, rimettendo però in libertà i due genitori. La situazione si è stabilizzata grazie all’intervento del datore di lavoro dell’uomo, che ha messo a disposizione un immobile per aiutare la famiglia.

