Intervista a Cirillo Giusy, un’adulta volontaria di Lumezane

Intervista a Cirillo Giusy, un’adulta volontaria di Lumezane

 

Abrami Emanuele- Come ha vissuto la quarantena fino a questo momento?

La prima settimana l’ho passata in compagnia di mia madre, Nesci Maria Antonia, poi deceduta di COVID, per cui sono rimasta sola. Sono stati momenti molto difficili, anche perché subito dopo mia madre mi sono ammalata io della stessa malattia. Per circa una decina di giorni mi sono sentita molto sola. I medici facevano molta fatica a visitare tutti i pazienti e di tamponi non ne sono mai stati fatti, anche se i dottori hanno ammesso che sia io che mia madre eravamo malate di COVID-19. Sono “chiusa in casa” dall’8 Marzo: fino al 25 Aprile non sarei comunque potuta uscire, in parte per la quarantena imposta dalla legge in parte per i numerosi sintomi che affliggono chiunque si ammali di questa malattia anche nel lungo periodo: tosse, spossatezza e via dicendo.

Cosa le è pesato di più in questo periodo?

La cosa che mi è pesata di più è stato indubbiamente il non poter celebrare il funerale di mia mamma. Aveva 97 anni, e il non poterla accompagnare nel suo ultimo viaggio, anche semplicemente in chiesa, è stata fonte di grande dolore. Ad aggravare sensibilmente la situazione è in realtà la solitudine: dall’inzio di questa quaraneta mi sono fatta portare la spesa a casa per ovvi motivi e non ho potuto avere contatti interpersonali diretti. È stato molto difficile gestire il dolore della perdita combinato con quello fisico della debilitante malattia. Ma alla fine ne sono uscita e sono guarita.

Qual’è la prima cosa che desidera fare appena si potrà tornare alla normalità?

Senz’ombra di dubbio, la prima cosa che voglio fare è riabbracciare i miei figli, i miei nipoti e andare a trovare mia mamma al cimitero. Ivi recarsi, a portare omaggio e ricordare, è di fondamentale importanza. Fortunataemnte, grazie ai miei filgli e alle foto che mi hanno mandato, so dove è sepolta.

Ha per caso avuto modo di fare qualcosa di diverso, durante questo periodo? Magari ha avuto modo di leggere qualche nuovo libro…

Purtroppo facevo molta fatica a leggere, ma gli impegni non mi mancano. Da molto tempo sono infatti volontaria presso le associazioni lumezzanesi “Amici degli Anziani” e del gruppo locale “Piume al Vento” dei bersaglieri (mio marito era un bersagliere) per le quali tengo la contabilità. Ho inoltre ricominciato con il telelavoro per la mia azienda, pratica con la quale sinora mi trovo piuttosto bene, nonostante comporti lo stare davanti ad un monitor per molte ore al giorno.

Questa esperienza la cambierà? Secondo lei, come?

Come dicevo prima, io non sono ancora praticamente uscita di casa nonostante da qualche tempo la mia quarantena obbligatoria sia finita. Ho una vero e proprio terrore, ad uscire, dopo quanto è successo e per via di quello che sta succedendo. Temo che per un po’questa paura di contagiare ed essere contagiati resterà. Bisogna ancora adattarsi alla situazione, e ci vorrà un bel po’prima che si possa finalmente tornare alla normalità. Ad ogni modo, prima o poi sarà necessario vincere la paura, e sono convinta che ce la faremo.