M5STELLE PRIMO PARTITO, CENTRO-DESTRA PRIMA COALIZIONE, PD FORTE CALO

M5STELLE PRIMO PARTITO, CENTRO-DESTRA PRIMA COALIZIONE, PD FORTE CALO

SOFFRIRANNO O S’OFFRIRANNO?

Stavolta i sondaggi hanno abbastanza tenuto (almeno per ora, dato che sto scrivendo questo editoriale tra le 3 e le 4 di notte).

Il quadro che emerge è chiaro, anzi, chiaramente confuso. Dal punto di vista dei numeri (sempre che vengano confermati) il MoVimento 5 Stelle è il primo partito italiano, con oltre il 30% delle preferenze. Anche se molti non vorranno ammetterlo o lo faranno solo obtorto collo, il dato significativo è che i due personaggi cui eravamo abituati nell’immaginario collettivo a vedere come i veri protagonisti della politica (Berlusconi e Renzi) oggi, insieme, se avessero un partito unico, otterrebbero più o meno i voti del MoVimento. E questo forse non è un dato, ma “il” dato. Non a caso in campagna elettorale, nessuno dei due considerava l’altro il vero rivale, quanto piuttosto il Partito, anzi, il MoVimento per eccellenza. 

E’ altresì chiaro che il centro destra, che corre unito, arriva primo, giungendo nei pressi del 38%, dunque mancando quel 40% che avrebbe concesso di poter formare un governo in autosufficienza.

A emergere è lapalissiano: l’Europa, così come è stata pensata, non piace. Non piace (più, se mai sia mai piaciuta) agli italiani. In comune questo hanno i pentastellati e i leghisti. Al di là dei referendum più o meno istigati sull’uscita dall’Euro. E non è poco: perché se si utilizza il pallottoliere per sommare Salvini+Di Maio, si giunge circa alla metà degli italiani. Viceversa, Più Europa, Emma Bonino e affini mostrano una disfatta evidente che ammettono apertis verbis. 

Ma se Sparta (leggi Bonino) piange, Atene (leggi casa Pd) non sta certo bene, le cui percentuali battono di poco la Lega. Ora: le sezioni scrutinate impongono cautela nel fornire numeri, ma se è vero che la linea di demarcazione psicologica del 20% verrà infranta (al ribasso), indipendentemente  dal fatto che lasci o meno (aveva sostenuto che non l’avrebbe fatto in ogni caso) il partito certo farà un esame (di coscienza) interno. Le prime dichiarazioni sono asciutte ma nitide: “Noi all’opposizione”. Domanda: di chi?

Per quanto concerne gli scenari di governo, tutto è più o meno come prima delle elezioni. L’ingovernabilità paventata appare sempre più manifesta. Certo Forza Italia battuta dalla lega che sulla carreggiata passa sulla corsia di sorpasso è un segnale importante, anche in vista dell’esprimere il candidato Premier.

Dato che nessuno ha raggiunto (come prevedibile e previsto, il 40%) bisognerà vedere se i parlamentari soffriranno (e si andrà alle urne nuovamente) o s’offriranno, ossia se qualcuno appoggerà un governo diverso dal partito di riferimento. E in questo caso mille scenari possono aprirsi, molti dei quali hanno un sapore vagamente esoterico. Si vedrà se le non disponibilità a scendere a patti con il diavolo (che è sempre l’altro, anzi, gli altri) verrà vista come una forma di coerenza o se, invece, il bene (del Paese?) imporrà che a turarsi il naso non siano gli elettori ma gli eletti, stavolta, magari anche solo per il tempo di cambiare la legge elettorale. E’ puerile ribadire che non siamo la Germania e che una GroKo all’Italien sarebbe non solo poco fattibile, ma anche poco auspicabile.

Se lo sguardo è poi legato alle regioni, si palesa un consenso bulgaro per i 5 Stelle al sud d’Italia (in alcuni posti è stato sfiorato il 50%). Grillo è netto, non a inciuci. Certamente la soddisfazione è badiale.

L’errore vero dei pronostici è stato quello legato all’affluenza: si temeva una grande desertificazione delle urne, invece quasi l’ottanta per cento degli italiani hanno atteso, a volte per ore, di poter esprimere le loro convinzioni (magari maturate pochi minuti prima di impugnare la matita).

Chiudiamo parlando della Lombardia: nei prossimi giorni parleremo in modo più compiuto degli eletti, specialmente dei bresciani che abbiamo conosciuto durante la campagna elettorale. Pare però al momento scontata la vittoria di Fontana con circa 7 punti di vantaggio.

MATTEO SALVATTI