Coccoli Franco – Uscita l’ultima fatica di Egidio Bonomi: storica voce della cultura lumezzanese che ancora una volta indossa le vesti di narratore e apre una finestra sul passato del nostro territorio. Dal titolo Ministro l’opera è tratta da una storia vera e riesce a raccontare la vita in Val Gobbia degli anni ’40 e ’50. Caratterizzato dalla solita scorrevolezza narrativa lo scritto si rivolge ai lettori curiosi di conoscere una vita che non c’è più. Abbiamo raccolto le parole dell’autore per capire meglio la genesi e la storia dell’ultimo libro:
Quando hai avuto l’idea di scrivere “Ministro”? Di cosa racconta?
L’idea viene da molto lontano. Trent’anni fa era già stata fatta un’edizione ridotta ma, nell’ultimo lavoro, ho apportato dei cambiamenti ed ho riveduto alcune parti. La vicenda narra di un personaggio realmente vissuto: oramai però il suo ricordo è riservato agli ultrasettantenni. Il racconto, infatti, è ambientato nella Lumezzane tra la fine degli anni ’40 e gli anni ’50. La nostra valle non era come possono immaginarla i più giovani: dominava la povertà e la gente non riusciva nemmeno a pagare il pane.
Il protagonista viene da una famiglia ricca, ma interrompe gli studi per una sorta di neo-nichilismo: lo incalzano molte domande spirituali su Dio, sull’inutilità di accumulare ricchezza, sulla vita. Fa il famiglio (cura il bestiame) per un allevatore lumezzanese del tempo. Ad un certo punto, però, impazzisce perché alcuni giovinastri gli fanno uno scherzo atroce. Sotto i campi buoni scorreva il rio Serpendolo. Questi ragazzi lo avevano sbarrato e avevano ricavato una sorta di laghetto artificiale detto Fontanel. Giuseppe (il protagonista) veniva preso per i capelli ed immerso nell’acqua al limite della sopportabilità. Così molte volte finché non esce di senno.
Da quel momento diventa un hippie ante litteram: barba lunga, capelli altrettanto, non si lava più, non cambia il vecchio pastrano come è possibile vedere dalla foto miracolosamente unica che fa da copertina al libro. Gli verrà affibbiato il soprannome di Ministro: ovviamente per scherno e utilizzato nel titolo del libro. Nella dizione lumezzanese andrebbe scritto Minihtro ma i lettori avrebbero spesso frainteso non pronunciando l’h, per cui ho preferito mantenere una scrittura canonica.
Le persone di cui si narra sono vere, realmente vissute nella Lumezzane che fu. Un libro verista sulla società di Lumezzane del tempo.
Di rilievo le riflessioni del protagonista che dialoga anche con altri personaggi: sulla religione, la vita, il lavoro. Un libro di storia locale con un piccolo valore pedagogico per la memoria tramandata ai giovani su una vita che non possono nemmeno immaginare.
Lei solitamente compie diverse ricerche per realizzare le sue opere, ma questa è un po’ diversa giusto?
Si, solitamente svolgo molte ricerche. In questo caso, però, sono testimone oculare: frequentavo i Campi Buoni da ragazzino. Tutte le persone citate nel racconto sono di mia conoscenza. Per questo il libro ha un suo specifico valore storico, utile alle nuove generazioni.
Nel mondo globalizzato è importante per i giovani il legame con la storia locale?
Senza le radici non cresce la pianta: la storia è la nostra radice. Senza il passato non ci sarebbero il presente e il futuro: quindi fa parte di noi. Non siamo mai stati bene come oggi ma il lamento è molto diffuso. La comunità era più umana. Un esempio: veniva dai matrimoni che erano la festa di tutto il paese e i funerali erano il lutto generale.
Senza dire della curiosità. Il libro è una fotografia della Lumezzane d’allora: sull’abbigliamento. sulla povertà del cibo, sul “tutti a piedi” e soprattutto una solidarietà assolutamente diffusa. Reputo che vi sia anche un piacere della lettura per una scrittura elegante ed agile.
Dove è possibile trovare il libro?
Per ora è possibile acquistarlo nelle librerie lumezzanesi: Caldera, Seneci e La Nuova Doso. Martedì 5 luglio alle ore 20,45 presso il Teatro Odeon avverrà la presentazione. Presenti l’editore Eugenio Massetti, il giornalista già vice direttore del Giornale di Brescia, Claudio Baroni, il regista e attore Luciano Bertoli che leggerà alcuni brani. Per i curiosi e gli appassionati un’occasione per appagare curiosità e un senso del passato.
Ha pubblicato tantissime opere ricche di storia, di cultura e di ricerca. A quali è più legato?
Le opere che ricordo con emozione sono due. La prima è la biografia romanzata Gasparo da Salò inventore del violino. Avevo compiuto una ricerca sulla Brescia della seconda metà del XVI secolo. Una professoressa mi confidò che aveva imparato più sulla vita di allora da quell’opera piuttosto che dai canonici libri scolastici.
La seconda è Miele amaro. Storia di una donna perduta. Racconta di una giovane, realmente esistita, che cadde in disgrazia ed iniziò a prostituirsi nelle case di tolleranza tra gli anni ’30 e gli anni ’50 del secolo scorso.
Questi lavori hanno richiesto grande ricerca storica e un impegno per restituire la complessità documentaria in un linguaggio adeguato ed elegante.
Progetti per il futuro?
Se campo vorrei scrivere una Storia di Lumezzane, un’idea di parecchi anni fa. Ne avevo parlato con don Turla, grande appassionato di storia e ricerca che aveva a disposizione l’archivio della Pieve, il più fornito ed organizzato della valle. Avremmo potuto creare una storia narrata come fosse un racconto godibile. Invece don Turla ha pubblicato la sua storia di Lumezzane: interessante ma più raccolta di documenti.
Il mio progetto contempla una narrazione che si dipana lungo i secoli agilmente e fatta di curiosità. Mi piacerebbe arricchire il libro con tantissime curiosità. Un piccolo esempio: perché a Lumezzane la forchetta si chiama pirù? Quando si iniziò a usarla? Domande che possono appassionare.
Nel prossimo futuro raccoglierò le mie 16 commedie teatrali in dialetto e in lingua in un solo volume per essere a disposizione delle oltre 200 compagnie teatrali della provincia.
Si ringrazia Egidio Bonomi per il tempo accordatoci e per il lavoro a servizio della cultura e la storia locale.


