Mattia Bugatti: lumezzanese nel team degli spedali civili che ha scoperto macrofagi per contrastare lo sviluppo dei tumori

Mattia Bugatti: lumezzanese nel team degli spedali civili che ha scoperto macrofagi per contrastare lo sviluppo dei tumori

L’Università degli Studi di Brescia e l’ASST degli Spedali Civili sono state coinvolte nel progetto internazionale pubblicato sulle pagine della prestigiosa rivista Cell che ha permesso di individuare una popolazione macrofagica con funzione anti-tumorale nei tessuti peri-tumorali e metastatici. Tissue-resident FOLR2+ macrophages associate with CD8+ T cell infiltration in human breast cancer è il titolo della ricerca guidata dalla prof.ssa Julie Helft dell’Institute Curie Research Center di Parigi, alla quale hanno contribuito il prof. William Vermi, Ordinario di Anatomia patologica del Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale dell’Università degli Studi di Brescia, ed il ricercatore dott. Mattia Bugatti.

Quest’ultimo, 33enne lumezzanese di San Sebastiano, ci ha raccontato come il suo lavoro sia in continua evoluzione e come questa nuova spinta porti nuovo sapere e maggior speranza per la lotta contro i tumori.

 

In cosa consiste il tuo lavoro?

Sono tecnico di laboratorio biomedico agli Spedali civili di Brescia. Lavoro nel reparto di anatomia patologica dove, oltre a diagnosi su biopsie e prelievi chirurgici, c’è un gruppo di ricerca che studia il rapporto tra immunologia e tumori. Sono circa 10 anni che svolgo questo lavoro e ho già avuto l’occasione di partecipare a molti progetti che hanno avuto buoni risultati. Generalmente il mio lavoro consiste nel caratterizzare i fenotipi delle cellule immunitarie e tumorali. Qui ho la possibilità di lavorare con il Prof. Vermi e con il prof. Facchetti, quest’ultimo, primario del reparto, è un luminare di fama mondiale per quanto riguarda la diagnostica dei linfomi.

 

Parlaci di quest’ultima scoperta che riguarda i macrofagi

Negli ultimi anni molti studi di ricerca si sono concentrati sullo sviluppo di terapie mirate a combattere non solo i tumori, ma anche di tutte quelle cellule che ne favoriscono lo sviluppo che convivono nello stesso “micro-ambiente”. Tra queste vi sono anche i macrofagi che generalmente hanno un’azione protumorale, per questo motivo sono state sviluppate terapie in grado di eliminare queste cellule.

La novità del nostro lavoro sta nell’aver individuato una popolazione di macrofagi ad azione antitumorale che, ovviamente, non andrebbe eliminata con le terapie. Abbiamo avuto evidenze scientifiche che hanno mostrato come queste cellule siano presenti in molte tipologie di carcinomi: anche in fase avanzata.

Con le vecchie terapie viene eliminata anche questa popolazione che, invece, aiuta a contrastare la malattia. Il nostro ruolo in questo lavoro è stato quello di individuare queste cellule all’interno dei diversi tessuti tumorali, studiarne la localizzazione e il fenotipo e valutare il rapporto di questi macrofagi “FOLR2” con i linfociti T (che sono i principali effettori della risposta antitumorale).

 

Qual è il futuro di questa ricerca o di altre alle quali stai lavorando?

Stiamo continuando a studiare non solo queste cellule, ma anche altre appartenenti al sistema immunitario. Abbiamo in corso diversi progetti che mirano a caratterizzare il più possibile queste cellule e a definirne il ruolo, c’è ancora molto da scoprire ed è ormai evidente come lo studio del micro-ambiente tumorale sia fondamentale per lo sviluppo di nuove e più efficaci terapie.

Ci stiamo poi occupando anche dello studio di linfomi, melanomi e carcinomi della vescica e del polmone.

 

Il trattamento dei tumori ha avuto progressi negli ultimi anni?

Certamente: i piani terapeutici sono molto migliorati. Sono state sviluppate, per esempio, terapie anti-PDL1 che sono in grado di eliminare questo sistema che il tumore usa per “nascondersi” dal sistema immunitario ed evitare di essere attaccato.

E’ partito anche lo sviluppo di un farmaco, negli USA, grazie ad una nostra precedente ricerca. La cifra investita ammonta a diverte centinaia di milioni di euro e speriamo che arrivino presto buoni risultati.

 

Il lavoro occupa una grande parte della tua vita?

Sono un grande appassionato di musica e mi piace molto andare in montagna ma devo dire che, ultimamente, sto dedicando molto alla mia professione. Richiede molto tempo e molto studio. Abbiamo a disposizione la piattaforma Pubmed che ci consente di rimanere in continuo e costante aggiornamento perché la ricerca è in continua evoluzione. In sostanza: si studia il lavoro di altri nel mondo e si creano collegamenti che consentiranno di raggiungere nuovi traguardi e fare ulteriori scoperte.

Macrofagi FOLR2 (in marrone) e il linfociti T(blu) che contrastano il tumore (nello specifico un melanoma).

 

Si ringrazia il dott. Mattia Bugatti per la disponibilità e per il frutto del suo studio e del suo impegno. Gli auguriamo il meglio perché le sue ricerche e le scoperte continuino a portare benessere ed evoluzione nella cura e nel trattamento della malattia che più di tutte impegna, da tanto tempo, lavoro e studio di molti ricercatori ed esperti del settore.