Quando le fiamme della solidarietà sposano il design: il progetto di Pietro Gnali

Quando le fiamme della solidarietà sposano il design: il progetto di Pietro Gnali

 

Una passione, quella per il mondo dei Vigili del Fuoco, che lo ha accompagnato fin dalla tenera età. “Come spesso i bambini fanno – esordisce il giovane lumezzanese Pietro Gnalida piccolo amavo giocare col furgoncino dei pompieri e aspettavo con trepidazione il Carnevale per travestirmi proprio da Vigile del Fuoco”. Passione comune, effettivamente, non a pochi bambini, eppure la storia di Pietro è diversa, perché l’amore verso un’attività tanto rischiosa ha continuato ad accompagnarlo. “Avevo circa vent’anni quando, proprio qui a Lumezzane, si è tenuta una grossa esercitazione, che mi ha appassionato al punto da decidere di iscrivermi al Corpo come volontario”. Nell’ottobre del 2015 il superamento del corso e, da allora, sono decine gli interventi ai quali Pietro ha partecipato con devozione e attenzione (tra gli altri, si ricordi come, un paio di mesi fa, sia stato fra i protagonisti dello spegnimento dell’imponente rogo alla Saleri). Volontà di mettersi al servizio degli altri, dedizione e costanza per un ruolo che ne richiede in abbondanza, non hanno però impedito al ventiquattrenne di continuare, parallelamente, il prosieguo dei suoi studi; dopo la frequentazione dell’Itis a Lumezzane, l’iscrizione alla Laba di Brescia e la laurea triennale, conseguita di recente, in Design, con la votazione di 110 e lode, non a caso discutendo una tesi che non poteva non avere a che fare con la passione per il “il fuoco” insita in Pietro.“In realtà – prosegue il giovane Gnali – è stato il mio relatore, il prof. Gallina, a far nascere in me l’idea di coniugare il mio essere volontario dei pompieri con l’aspetto più “tecnico” dell’attività.” Ecco, allora, come, anche grazie ai consigli degli amici del Corpo di Lumezzane, Pietro abbia saputo realizzare un elaborato proponendo un’idea innovativa, consistente nella realizzazione di un casco per i Vigili del Fuoco piuttosto “innovativo”. “Non ho ipotizzato la creazione di un qualcosa di astratto o di fantascientifico – sottolinea il neo – dottore – ma il mio obiettivo è stato quello di ipotizzare uno strumento che fosse più funzionale a ciò che oggi, comunemente, utilizziamo durante i nostri interventi”. La novità maggiore consiste nella termocamera che, per i non addetti ai lavori, è la telecamera già in uso ai Vigili, in grado di rivelare, tramite la percezione del calore umano, la presenza di un corpo in caso di incendio, ora necessariamente manovrata manualmente, mentre, secondo il progetto del giovane, essa potrebbe essere direttamente implementata all’interno del casco, così da lasciare alla persona la possibilità di avere le mani libere. Un vantaggio non da poco, se si considera anche il fatto che l’elmetto non sarebbe più ingombrante di quello odierno e, secondo le misurazioni di Pietro al massimo potrebbe pesare mezzo chilogrammo in più ed essere leggermente più lungo. Dati assolutamente irrisori, quindi, a fronte del miglioramento ottenuto. Non solo: il giovane Gnali si è dedicato pure allo studio dell’ autoprotettore (la bombola per respirare); “al fine di raggiungere una maggiore mobilità, l’ideale – continua il ragazzo – sarebbe l’avere l’erogatore dietro il casco e non frontalmente, come ora è, col rischio di impigliarvisi”. Insomma, il progetto di Pietro, che ora è solamente su carta, potrebbe davvero cambiare, in meglio, il lavoro dei Vigili del Fuoco che, da sempre, si impegnano con costanza, risultando indispensabili nella nostra società.“Posto come sia necessario metterci una gran dose di impegno – conclude Pietro – l’adrenalina, attraverso un mix di concentrazione ed emozione, ti permette di mantenere l’attenzione anche negli interventi più difficoltosi e, fortunatamente, il più delle volte, quando questi si concludono con un successo, i risultati raggiunti ti ripagano di ogni tensione o paura anticipatoria”.

Redatto da Angela Ducoli