Carissimo direttore Matteo Salvatti, sono rammaricata al giorno d’oggi che un anziano che deve prendere appuntamento dal proprio medico deve usare internet: fanno fatica anche certi giovani, non mi sembra appropriato che un medico di famiglia rispondendo direttamente a una chiamata dica: “prenota on-line” o seconda opzione ti fa parlare con la segreteria e quest’ultima ti dice “ti passo il medico” perché non ha aggiornato l’agenda: se uno sta male oggi e non c’è posto per fare la visita ti danno appuntamento di venerdì allora li chiami per venire a casa e non vengono (faccio prima a chiamare il sottramorto che forse lì lo trovo il posto) questi sono i nuovi medici a cui noi cittadini dobbiamo rivolgerci. Non c’è più il MEDICO sottolineo in grande perché i medici di una volta facevano i MEDICI. Adesso anche la generazione dei nuovi medici lo scrivo in piccolo perché non mi sento di sottolineare questo nome in grande perché fanno tutto con il computer non sono forse più in grado di usare lo stetoscopio e la penna allora se devo prenotare delle ricette mi dà da pensare che il medico non serve. Vado addirittura in farmacia con il tesserino così risolveremo la fatica che devono fare i medici.
Anonimo
Conosco medici (non solo tra i giovani) sui quali le perplessità si sprecano: come è stato possibile che professi l’arte di Ippocrate chi è evidentemente così distante dai valori che dovrebbe incarnare? Il dott. House provocatoriamente asseriva: «Preferisci un medico che ti ignora mentre ti cura o uno che ti tiene la mano mentre ti lascia morire? Certo, sarebbe triste trovare un medico che ti ignora mentre muori». Però è ingeneroso generalizzare. Conosco molti dottori che sono esempi di abnegazione, empatia, dedizione che sfiora la santità. Non me la sentirei di fare di un caso una casistica. Anche perché mi sembra un po’ il problema dei call center: i poveri centralinisti, per una remunerazione (sarebbe eccessivo definirlo stipendio) indegna si ritrovano coperti di insulti dagli utenti per parti che altri hanno stabilito loro debbano interpretare. Qui è lo stesso. Il problema è anche il numero dei mutuati che i medici devono gestire unitamente a molti altri impegni che sfuggono al paziente, a partire dai doverosi corsi di aggiornamento. Non credo che i medici siano sbrigativi con i loro assistiti perché impegnati nei solitari di carte sul computer. Detto questo: è vero che un tempo il medico c’era sempre, giorno e notte, festività comprese, e la sua vita era prettamente dedita alla sua missione. Così era per il sacerdote, il farmacista, e per molte altre professioni: erano totalizzanti. Ma è giusto pretendere l’eroicità?
Salvatti Matteo


