Energia più cara e tensioni internazionali: Lumezzane osserva con attenzione

Energia più cara e tensioni internazionali: Lumezzane osserva con attenzione

Giovanni Malfenti – Le tensioni geopolitiche tornano a far sentire i propri effetti anche sui territori manifatturieri italiani. L’attacco militare all’Iran avvenuto nei giorni scorsi rischia infatti di riflettersi sui costi energetici e quindi sull’economia produttiva del Paese. Secondo le stime elaborate dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, l’impatto dei rincari di gas ed energia elettrica potrebbe generare nel 2026 un aumento dei costi per le imprese italiane vicino ai 10 miliardi di euro complessivi.

In questo scenario l’attenzione riguarda da vicino anche la produzione dei metalli di Lumezzane, uno dei poli industriali più riconoscibili del Nord Italia. L’area, storicamente legata alla lavorazione dei metalli e alla produzione manifatturiera, basa una parte importante della propria attività su processi produttivi che richiedono un utilizzo costante e significativo di energia. Proprio l’impennata registrata nelle ultime settimane nei prezzi di gas naturale ed energia elettrica rappresenta l’elemento che più preoccupa gli analisti. I settori maggiormente esposti sono infatti quelli che fanno un uso intensivo di energia nei cicli produttivi. Tra questi rientrano metallurgia, commercio, industria alimentare, trasporto e logistica, comparti nei quali il costo dell’energia incide in maniera diretta sulla competitività delle aziende. Per territori come Lumezzane, dove la presenza di imprese metallurgiche e manifatturiere rappresenta uno degli elementi distintivi del tessuto economico, l’andamento dei prezzi energetici diventa quindi una variabile determinante. In distretti produttivi di questo tipo l’energia non è solo una voce di spesa, ma un fattore strutturale che influenza produzione, investimenti e capacità di stare sui mercati.

Lo studio della CGIA evidenzia inoltre come i rincari possano colpire in modo particolare le cosiddette imprese gasivore. Tra le attività più esposte figurano il settore estrattivo, la lavorazione e conservazione degli alimenti, la produzione tessile, l’abbigliamento e le calzature, oltre alla costruzione di navi e imbarcazioni da diporto. Tutti ambiti produttivi in cui l’utilizzo di energia rappresenta una componente essenziale dei processi industriali. Di fronte a questo scenario, la CGIA sottolinea la necessità di interventi rapidi. Contenere il prezzo dell’energia e sostenere imprese e cittadini diventa un passaggio considerato fondamentale per evitare che la nuova fase di instabilità internazionale si traduca in un ulteriore peso per il sistema produttivo.

Per realtà industriali come Lumezzane, da decenni legate alla manifattura dei metalli e alla capacità di innovare nei processi produttivi, l’attenzione resta quindi alta. L’economia locale, costruita su una forte vocazione industriale, osserva con prudenza l’evoluzione dei mercati energetici, consapevole che gli equilibri globali possono avere conseguenze dirette anche nei distretti produttivi più dinamici del territorio italiano.