Giovedì 21 novembre si è tenuta presso la Biblioteca di Lumezzane una serata organizzata dal Centro Italiano Femminile (CIF), in collaborazione con la Consulta e l’assessorato ai Servizi Sociali e Pari Opportunità, sul tema del volontariato in carcere come segno di speranza. La serata ha visto la partecipazione di don Stefano Fontana, cappellano della Casa Circondariale “Nerio Fischione” di Brescia, Caterina Vianelli, presidente dell’associazione Vol.Ca (Volontariato in carcere) BS, e Monica Fausti, volontaria e suora laica dell’associazione Vol.Ca BS.
L’incontro ha offerto una testimonianza toccante sulla realtà del carcere, una realtà spesso sconosciuta ma che necessita di attenzione per affrontare la crisi penitenziaria, in particolare nel carcere di Brescia. L’associazione Vol.Ca, attiva dagli anni Ottanta, opera in sintonia con la pastorale carceraria della Diocesi di Brescia, offrendo un aiuto concreto alle persone detenute e alle loro famiglie. L’obiettivo è fornire servizi che supportino chi vive l’esperienza della detenzione o di misure alternative alla pena, promuovendo un pieno reinserimento nella società.
Le testimonianze di don Stefano, Caterina Vianelli e Monica Fausti hanno permesso di comprendere meglio il rapporto che si instaura con i detenuti. La possibilità di “rinascere” e ricominciare è un diritto fondamentale, che viene garantito soprattutto grazie all’impegno dei volontari. Gli operatori educativi e psicologi sono infatti in numero esiguo, e il ruolo dei volontari diventa cruciale nel processo di reintegrazione. Attraverso colloqui, accompagnamento per permessi premio, incontri di catechesi, corsi di sartoria, gruppi di lettura e attività di formazione culturale e spirituale, i volontari offrono ai detenuti la possibilità di rimettersi in gioco e ricostruire la propria vita.
L’opera continua anche fuori dalle mura del carcere. Quando una persona detenuta accede a una misura alternativa o termina la sua detenzione, i volontari offrono supporto attraverso ascolto e orientamento, ricerca di lavoro, assistenza alle famiglie e sensibilizzazione della comunità sulle tematiche dell’esecuzione penale. Sono inoltre disponibili alloggi protetti per chi necessita di un luogo dove vivere durante il periodo di reintegrazione e opportunità di lavori di pubblica utilità. L’incontro ha messo in luce l’importanza delle persone come ponte tra il carcere e la società, un ponte che permette di dare una seconda possibilità a chi ha sbagliato e che rappresenta una vera speranza di cambiamento per molti.


