Un parco per Padre Silvestro: memoria e missione a Lodrino

Un parco per Padre Silvestro: memoria e missione a Lodrino

È stato inaugurato domenica 1° settembre a Invico di Lodrino il parco in memoria di Padre Silvestro Bettinsoli, missionario dell’Istituto Missione Consolata che ha dedicato la sua vita all’ Africa.

In presenza del sindaco di Lodrino, Bruno Bettinsoli e con la benedizione del parroco, Don Antonio Franceschini l’area giochi e fitness è stata donata alla comunità lodrinese e la giornata si è rivelata un’ottima occasione per ricordare l’opera dell’amato padre Bettinsoli. Sono infatti state numerose le testimonianze dei molti che hanno conosciuto padre Silvestro, originario proprio di Invico, prima tra tutte quella del sindaco: “Di padre Silvestro conserviamo tutti un ottimo ricordo, era un uomo forte nel carattere ma mite nell’atteggiamento, determinato. Speriamo che la targa con la dedica che oggi scopriamo in questo parco non serva solo a ricordarlo ma anche a far sì che la sua vita sia da esempio per le nuove generazioni di giovani che vivranno questo spazio a loro dedicato”.  All’inaugurazione erano presenti anche i famigliari di padre Silvestro tra cui il fratello gemello, Raffaele, che con grande emozione ha tagliato il nastro inaugurale dell’area giochi e la sorella e i nipoti. “Quando, ogni 5 anni tornava in Italia – raccontano le nipoti – ci faceva video e fotografie, perché diceva sempre che non eravamo solo noi ad essere curiosi e a voler sapere come era l’Africa ma che anche i suoi parrocchiani volevano sapere come era l’Italia. Ogni volta per lui la permanenza era difficile, gli mancavano le sue missioni”. 

Padre Silvestro Bettinsoli, classe 1937 è ordinato sacerdote nel 1963 e fin da subito sente una forte vocazione per la vita missionaria che lo porta inizialmente in Mozambico dove opera fino al 1971, anno in cui è costretto a lasciare il paese per via degli scontri tra i portoghesi e il movimento di liberazione FRELIMO. In Mozambico opera in diverse missioni e anche come cappellano nella prigione di Machava, nella periferia della capitale Maputo, che ospita oltre 3000 prigionieri politici. Per padre Silvestro la priorità è sempre stata la persona, come afferma Padre Godfrey Msumange: “Lo sviluppo della persona e dell’ambiente era centrale nella sua attività missionaria; poi veniva la pastorale e la catechesi che non erano certamente meno importanti, ma prima di tutto l’essere umano, il suo sviluppo, il suo benessere”.

Dal 1978, dopo aver vissuto un anno a Londra per studiare inglese, padre Silvestro inizia ad operare in Tanzania dove rimane fino al 2017. Sono 39 anni intensi durante i quali si occupa di giovani e bambini e dello sviluppo umano e materiale delle missioni a lui affidate. Opere idriche ed edilizie, assistenza ai malati, ai bambini e agli anziani, scuole e catechesi; sono innumerevoli i progetti e le iniziative che prendono forma grazie al suo impegno e alla sua costanza.

“A Macabe (Tanzania) – ricorda padre Giuseppe Inverardi – c’era un minuscolo gruppo etnico, lontano da tutto, difficile da raggiungere date le condizioni della strada e la distanza dai centri circostanti. Si pensava che non valesse la pena addentrarsi fino lì, operare in quell’area… oggi vi sorge una bella parrocchia, frequentata e viva. Questo grazie alla determinazione e alla fede di padre Silvestro”.

“In pochi sentivano il suo arrivo nelle missioni ma in breve tempo tutti avevano modo di vedere i frutti del suo lavoro silenzioso e determinato – commenta il confratello Padre Salvatore del Molino – Perché lui faceva il bene, fatto bene e senza rumore”. “Era sempre dove poteva essere utile – continua padre del Molino – purtroppo ha dovuto lasciare la Tanzania per motivi di salute ma è partito con la valigia vuota, ha regalato praticamente tutte le poche cose che possedeva ai suoi parrocchiani più bisognosi”.

Padre Silvestro Bettinsoli è morto nel 2020 a Torino, dove era stato costretto a tornare per motivi di salute, a causa della pandemia Covid 19 ma il suo cuore e il suo pensiero è sempre stato rivolto alle sue missioni in Africa.