
Giulia Squassina – Sul notiziario online Varesenews ha fatto la sua apparizione il nostro territorio citato come il “distretto della rubinetteria di Lumezzane”. La Valgobbia è stata presa come esempio per illustrare i dati di diminuzione della popolazione registrati tra il 1971 e il 1991 per confermare l’importanza del ruolo che svolge la demografia nello sviluppo dell’imprenditorialità.
Il comune di Lumezzane è un esempio lampante per l’indagine sul rapporto tra la natalità e lo sviluppo di imprese, con un calo del 9,7% della percentuale delle famiglie numerose nel corso di 20 anni. L’articolo che cita il nostro territorio è un’intervista al professor Visconti, rettore dell’università Liuc, che ha risposto ad alcune domande sul fenomeno.
Dopo una considerazione sullo sviluppo industriale dopo il primo e il secondo dopoguerra, che non può prescindere dalla demografia in quanto “sensibilmente determinato dalle piccole imprese e dalle economie di localizzazione” è stato preso in esame il caso di Lumezzane. I dati parlano chiaro: le famiglie più numerose godevano di un tasso di successo adattivo più alto, grazie all’auto sfruttamento delle risorse di lavoro familiari, che permettono un’elevata accumulazione originaria di capitali. Inoltre, la possibilità di diversificare le fonti di reddito, ha comportato una “maggiore propensione ad assumere rischi imprenditoriali in quanto coperti dal reddito familiare complessivo” afferma il professore.
All’interno dell’intervista il professor Visconti ha preso in esame altri fattori determinanti. Un altro fenomeno che influisce nell’imprenditorialità, ad esempio, è l’immigrazione, da cui nasce il cosiddetto “effetto di sostituzione”, cioè una crescente quantità di imprenditori stranieri. Anche il capitalismo familiare svolge un ruolo decisivo: il numero di figli in una famiglia mette sul piatto più opzioni per gestire la continuità aziendale, e Federico Visconti cita un importante principio che si sta affermando nel family business: “largo ai giovani meritevoli”.
L’intervista si è conclusa su una riflessione sul Made in Italy e il successo delle imprese italiane nonostante i numerosi problemi che affliggono la penisola. Per spiegarsi meglio, il professore fa uso di una citazione di Luigi Einaudi: “Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla altrettanto potente che il guadagno”. Da qui egli trae delle conclusioni: si rischia che questa tendenza cresca notevolmente nel corso del terzo millennio, e per questo andrebbe arrestata.


