Alfio Mosca – Il rincaro dei conti dell’energia, anche a causa del conflitto in Ucraina, ha spinto molti italiani a cercare soluzioni alternative. Quella soggetta a maggiori incentivi e che promette risparmio in tempi abbastanza brevi (e con un investimento sostenibile) è il passaggio al fotovoltaico.
I pannelli hanno letteralmente riempito la penisola negli ultimi anni. La promessa è di un risparmio del 40% sui costi delle bollette che potrebbe aumentare con la variazione di alcune abitudini. L’accensione della lavatrice di giorno, ad esempio, porta ad un miglior sfruttamento energetico per chi è fornito di pannelli solari.
In Italia i primi sei mesi del 2022 hanno visto 1.012 MW in più prodotti dal fotovoltaico. Un incremento esponenziale rispetto al 2021. Attualmente il Bel Paese può produrre 23.557 MW con i suoi 1.087.190 impianti. La regione con più impianti totali è la Lombardia con 174.120 per 2.868 MW, come potenza cumulata, però, è preceduta dalla Puglia che ha fatto registrare 2.999 MW. La provincia italiana con l’incremento più alto nei primi sei mei di quest’anno è Viterbo (104 MW), seguita da Cagliari (85,16 MW) e, sul gradino più basso del podio, proprio la nostra Brescia con 37,32 MW.
La situazione bresciana e i problemi
Al primo posto, a livello bresciano, si trova il capoluogo con 174 nuovi impianti, seguita da Chiari con 117 e Orzinuovi con 74. La città è prima anche nel computo complessivo di potenza energetica installata con 2.505 impianti totali, seguita da Montichiari (715) e Ghedi (688).
Il settore, però, ha subito importanti ritardi causati dal difficile accesso alla tecnologia e dalla corsa al fotovoltaico. La carenza di pannelli e di materie prime, affiancate da una burocrazia non sempre favorevole, fanno sì che alcuni investimenti non abbiano ancora preso vita.
Un mese e mezzo di attesa per i pannelli, 4-5 mesi per la batteria, 2-3 mesi per gli inverter. Numeri che non devono scoraggiare ma fotografano il mercato del periodo post-pandemia. Anche la burocrazia non aiuta: dopo l’autorizzazione del Gse servono comunque 3-4 mesi per essere messi in rete.
Il caso Bonomini di Borgosatollo
Raccontiamo questa storia perché sintomatica di alcune situazioni che avvengono sul territorio. L’azienda Bonomini tecnologie idrauliche di Borgosatollo si è ritrovata una bolletta senza alcun beneficio economico rispetto alle precedenti: dopo aver installato e messo in funzione un impianto fotovoltaico da 470KW dal costo di 800mila euro. L’indagine da parte dei responsabili dell’azienda ha riportato che, come dichiarato dall’imprenditore Ennio Bonomini al Giornale di Brescia:
L’impianto ha comportato la sostituzione del contatore in cabina di media tensione e il nuovo contatore digitalmente collegato all’ente di distribuzione della rete elettrica, ma nessuno alla multiutility si è preoccupato di leggerlo. Quindi non sono stati rilevati i reali valori di energia prelevati in azienda.
Una mancata lettura di quanto prodotto che ha messo in difficoltà l’azienda dopo il grosso investimento effettuato. L’imprenditore ha messo mano al portafoglio sborsando 200mila euro di fornitura, ben sapendo che circa 60mila di questi non sarebbero realmente dovuti. Il problema è stata anche la mancata risposta del gestore alla prima notifica dei problemi. In attesa di un giusto esito del suo caso specifico, attendiamo soluzioni ai problemi più rapide e precise in favore del tessuto produttivo e delle famiglie.
I numeri nei nostri comuni
Il Giornale di Brescia ha pubblicato anche i dati degli impianti presenti sul nostro territorio:
A Lumezzane negli ultimi 6 mesi sono stati installati 29 nuovi impianti fotovoltaici per una potenza totale di 0,31 MW. Il suo territorio è provvisto di 329 impianti solari che in tutto producono 3,37 MW di energia.

