Maurizio Antonini è attivato a Capo Nord in 39 giorni: 4.000 km in handbike

Maurizio Antonini è attivato a Capo Nord in 39 giorni: 4.000 km in handbike

Donati Gemma – Ha compiuto ben 4.000 km spinto dalla sola forza delle baccia. Maurizio Antonini di Castegnato era partito lo scorso 23 giugno 2022 da Piazza della Loggia in Città per raggiungere Capo Nord. Ad accompagnarlo nell’impresa la sua handbike.

Il viaggio è durato ben 39 giorni ma ha permesso all’atleta di coronare il suo sogno. Un’impresa, realizzata solo con la forza delle sue braccia, dai mille significati: umani, sociali ma anche sportivi, dove lo stesso sport viene interpretato come un mezzo per dimostrare – come da mission di Active Sport, di cui Antonini è socio fondatore – che a volte la disabilità si può sconfiggere.

Active Sport, associazione senza scopi di lucro, è fondata e gestita da persone con disabilità motoria che attraverso lo sport hanno ritrovato lo spirito e l’efficienza fisica necessari per un reinserimento sociale completo.

I primi giorni – racconta Antonini dalla Norvegia – sono stati i più duri: a livello fisico facevo fatica e psicologicamente ho pensato di non farcela, ma mi sono detto di continuare a provarci, augurandomi che la situazione potesse migliorare. L’ultima salita è volata in un secondo: l’emozione di arrivare era così forte che non me ne sono nemmeno accorto.

Ha attraversato Italia, Austria, Germania, Danimarca, Svezia e quindi Norvegia. Non ha mancato di manifestarsi anche qualche giornata di pioggia che oltre ad aver rinfrescato l’ambiente ha aggiunto ulteriori difficoltà al percorso.

L’atleta è giunto in una serata ricca di gente: l’unico giorno dell’anno senza tramonto. I turisti erano numerosi a vedere il sole di mezzanotte e hanno potuto applaudire il suo arrivo. La storia è stata raccontata loro dall’amica Liliana che ha accompagnato Maurizio durante tutto il percorso.

All’arrivo – dice ancora il bresciano – non è stato facile realizzare di avercela fatta. Ho vissuto un vortice di emozioni fortissime, tutte insieme. Solo ora, piano piano, le sto riassaporando una per una. È una sensazione che mi riempie di gioia. Il messaggio che passa da questa esperienza? Prima di partire per l’ultima tappa ho conosciuto Thomas, un ragazzo tedesco che ha percorso una parte del tragitto insieme a me, segnalando alle auto la mia presenza in una galleria buia e ricca di buche. All’arrivo mi ha raccontato che era rimasto privo di forze, ma vedendo me, partito dall’Italia su una handbike, ha ritrovato un’energia incredibile, che gli ha permesso di tenere duro fino alla fine. Eccolo qui il messaggio: a volte ci arrendiamo per dei limiti che esistono solo dentro la nostra testa.