Il carcere presenta sempre una lunga serie di riflessioni complesse tra il carattere punitivo che ogni pena in qualche modo deve assumere e quello riabilitativo che deve essere in grado di restituire alla società soggetti responsabilizzati. Se si adottasse solo la funzione punitiva, difatti, il carcere rischierebbe di inserire nella società persone deluse, rancorose e facilmente inclini a nuovi reati.
Proprio per questo è necessario che sia mantenuta la dignità, il riscatto e la possibilità di vivere una vera vita una volta usciti. La Cooperativa La Fontana di Lumezzane, dunque, ha deciso di collaborare con il carcere Nerio Fischione di Brescia. A quattro detenuti è stata data la possibilità di lavorare: montando pezzi di rubinetteria in un apposito spazio istituito nel carcere. Un bel segno di vicinanza e di speranza per il futuro. Dopotutto la nostra repubblica è fondata sul lavoro e lo garantisce come elemento costitutivo fondante della dignità umana.
Accanto a questo sono stati iniziati anche progetti di Arteterapia grazie alla collaborazione con alcune cooperative sociali del territorio. Cinque pomeriggi a settimana i detenuti possono dare sfogo alla loro espressione artistica e vivere momenti di Musicoterapia per rinsaldare le speranze di una vita vera quando saranno fuori dalle mura della casa di reclusione.
Tutti questi progetti hanno già promosso gradimento e ottimi risultati tra le persone ospitate. A garantirlo la direttrice Francesca Paola Lucrezi che ha presentato i risultati al vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada e all’assessore Marco Fenaroli.


