Don Giuseppe Baccanelli racconta la sua esperienza a Rovato

Don Giuseppe Baccanelli racconta la sua esperienza a Rovato

Coccoli Franco – A Natale, un tempo, si inviavano lettere e cartoline per avere aggiornamenti da amici e parenti che, il destino della vita, ha allontanato, ma per i quali proviamo un forte e sincero affetto. Persone a cui siamo legati e che ci hanno dato tanto. È bello, talvolta, ricevere qualche news sul loro percorso di vita.

In Valgobbia nessuno ha dimenticato don Giuseppe Baccanelli, che per molti anni è stato curato nella Comunità e ha condiviso parecchia strada in compagnia dei lumezzanesi. Ora è vicario parrocchiale a Rovato nella Parrocchia di s. Maria Assunta, nella Parrocchia di s. Giovanni Bosco, nella Parrocchia di sant’Andrea Apostolo, nella Parrocchia di s. Giuseppe, a Bargnana nella Parrocchia di s. Maria Annunciata e a Lodetto Parrocchia di s. Giovanni Battista.

Come una lettera di Natale, con affetto, per rimanere aggiornati sul suo percorso di vita, lo abbiamo intervistato e gli abbiamo chiesto un messaggio di speranza e di gioia per il futuro.

  • Come procede la vita a Rovato, tra tanti oratori e tanti sacerdoti?

Anche qui, come era successo per Lumezzane, stiamo lavorando ad una futura unità pastorale. Le parrocchie per ora sono molte, io risiedo più nella zona centrale e collaboro spesso, ad esempio, con sant’Andrea e san Giuseppe. Considerando tutte le realtà siamo una decina di sacerdoti, che si impegnano sul territorio e cooperano per rimanere sempre presenti e vicini alla Comunità.

  • Cosa porti nel cuore di Lumezzane?

Lumezzane è stata la mia prima esperienza da prete e questo, sicuramente, è un ricordo che mantengo sempre con affetto. Non posso dimenticare i tanti anni e le persone conosciute, con le quali abbiamo collaborato e costruito qualcosa di bello. Abbiamo lavorato molto per la nascita dell’unità pastorale e abbiamo condiviso moltissime esperienze positive. Ciò che rimane, poi, della Valgobbia sono la voglia di lavorare che distingue il territorio e la tanta collaborazione che ho avuto la fortuna di avere negli anni passati insieme.

  • Come si può essere cristiani al tempo del Covid?

Prima facevamo tanto, troppo. Eravamo sempre di fretta, con frenesia, ci dimenticavamo dei valori e di tanti aspetti importanti delle nostre vite. Lo stare a casa ci ha consentito di recuperare molto. Siamo tornati più vicini e più uniti nelle nostre famiglie. Abbiamo imparato nuovamente a pregare perché, quando si ha paura, è più facile recuperare i momenti di preghiera. Poi, con la riapertura, che è stata ovviamente un grande sollievo, siamo ritornati nella situazione di partenza. Nuovamente pieni di impegni, nuovamente di fretta: non dobbiamo dimenticarci dei valori che abbiamo recuperato quando siamo stati rallentati nelle nostre case. Forse il covid non ci ha sufficientemente aiutato ad uscire dalle nostre vite troppo impegnate.

  • Vorresti lasciare un messaggio ai tuoi vecchi parrocchiani?

Innanzitutto mantenere sempre la Fede, anche nei momenti che sembrano bui e difficili. Andare a Messa la domenica. È fondamentale anche aiutare e sostenere sempre i propri preti, creare con loro un clima di collaborazione perché si possa lavorare in un ambiente tranquillo nel quale vivere la fede e costruire qualcosa di bello insieme. 

Si ringrazia don Giuseppe per la disponibilità e il tempo dedicato all’intervista. A lui un augurio di buon Natale e di un buon Cammino.