Coccoli Franco – Nel periodo di pandemia la scuola è tornata argomento di grande dibattito. Per comprendere meglio la situazione sul nostro territorio abbiamo intervistato la dott.ssa Donatella Martinisi, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Polo Est di Lumezzane.
- Come vive l’IC Polo Est il legame con il territorio?
Ciò che più caratterizza Lumezzane è l’uniformità dell’agire di tutte le istituzioni scolastiche: IC Polo Est, IC Polo Ovest e il Primo Levi. Insieme stiamo lavorando ad un nuovo progetto di scuola e siamo compartecipi del miglioramento dell’istruzione in tutta la zona. La mia idea è stata espressa e condivisa anche all’ultimo tavolo tecnico. Ora è un buon momento per lavorare sulle scuole, anche perché il comune ha avuto i fondi che consentiranno una riqualificazione di alcuni plessi scolastici.
Sono solita affermare: la scuola non è un’isola ma è dentro i bisogni del territorio. La scuola è un presidio che serve a dare risposte concrete con il territorio e per il territorio.
Anche per questo la cura della relazione con le famiglie è fondamentale; ho recentemente incontrato i rappresentanti dei genitori in una palestra, nel rispetto di tutte le normative di prevenzione della diffusione dell’epidemia. Con loro ho condiviso la mia personale idea di scuola e con soddisfazione ho riscontrato che era affine alla loro per almeno il 70%. Il restante 30% è stato arricchito con mie proposte, che sono state discusse e apprezzate. Un’occasione di incontro e di co-progettazione di parte del Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF), che mostrerà alle famiglie che si iscriveranno nei prossimi anni il nostro modello di scuola.
- Quali iniziative sono state fatte e quali sono ancora in corso per integrare l’offerta formativa?
Grazie all’alleanza con l’Amministrazione Comunale siamo riusciti a costruire il progetto di pedagogia civica: Conoscere i diritti, praticare i doveri. A inizio dicembre è stato promosso lo streaming conclusivo. Il progetto è partito lo scorso febbraio in pieno periodo pandemico Covid, non senza porci il dubbio sul perché offrirlo e del come offrirlo alla comunità scolastica di Lumezzane. Quello che ci ha invogliato a proporlo è stata l’idea che in un periodo di isolamento è importante riflettere sull’Altro. Quindi abbiamo costruito la possibilità per formare gli allievi, i docenti e la Comunità. Tutto ciò è stato realizzato grazie alla collaborazione con l’Amministrazione, con l’Agenzia formativa Tedoldi, il Primo Levi e il Polo Ovest. Docenti e alunni hanno partecipato a streaming, webinar e laboratori info-formativi: sempre con il supporto di specialisti. In più abbiamo tenuto 2 giornate di restituzione del percorso a tutta la cittadinanza e un incontro in presenza con Rosaria Cascio nel mese di novembre.
La nostra scuola è caratterizzata anche da iniziative triennali come Life Skills Training (LST), una prassi educativa per la gestione dei conflitti e la promozione delle abilità o il progetto UNICEF per la diffusione e il rispetto della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.
Abbiamo approntato d’urgenza un servizio di mediazione linguistica attivo in tutti i plessi. Questo perché tornati dal lockdown ci siamo accorti di come il Covid abbia evidenziato alunni più e meno inclusi, dunque abbiamo cercato una risposta per una reale accoglienza a 360 gradi.
Le iniziative, poi, sarebbero ancora molte: il progetto ponte per l’orientamento, il progetto affettività, il progetto inclusione per costruire un modello in grado di rispondere ai bisogni non solo dei disabili, ma anche in grado di valorizzare le differenze culturali che riteniamo essere un arricchimento e non certo un limite.
Abbiamo lavorato ad un progetto per l’istruzione domiciliare per essere sempre pronti, in caso di necessità, a rimanere vicini alle famiglie. Non dimentichiamo, poi, il Consiglio Comunale dei Ragazzi, per il quale abbiamo terminato recentemente le elezioni e che mette in stretta collaborazione Polo Est e Polo Ovest.
- Ci parli dell’educazione ai tempi del Covid: è possibile vedere qualche vantaggio in questa situazione difficile?
La pandemia ha velocizzato il piano di miglioramento dell’istituzione scolastica: questo è sicuramente un aspetto positivo. Prima molte misure erano solo in via provvisoria e sarebbero state adottate tra diversi anni. Pur nella tragicità dell’evento pandemico abbiamo ricalibrato il curriculum: è stata migliorata l’attenzione alle fragilità che sono esplose nel periodo di lockdown ed è stata migliorata la digitalizzazione dei laboratori. Ora abbiamo una scuola con LIM, monitor di nuova generazione, laboratori mobili anche linguistici; non da ultimo abbiamo sentito la necessità di formare docenti, studenti e famiglie all’utilizzo delle piattaforme per la didattica digitale.
Abbiamo colto tutte le opportunità offerte dal Piano Nazionale Scuola Digitale: si pensi che nel primo lockdown sono stati offerti agli studenti in comodato d’uso 110 tablet per consentire l’attivazione della D.A.D. anche per gli alunni più svantaggiati. Ci siamo anche dotati di una segreteria digitale, abbiamo potenziato la sicurezza informatica, ottenuto la fibra grazie al bando promosso dal Ministero. costruito un’aula 3.0 e, come già detto, abbiamo lavorato per la formazione di tutto il personale e le famiglie sull’uso del registro elettronico e della piattaforma Google Classroom.
Questo processo innovativo, senza la pandemia, avrebbe di certo atteso più tempo per il suo pieno sviluppo.
- Ci può raccontare la difficile vita del dirigente scolastico in tempo di pandemia?
Il mio lavoro è sempre più complesso; oggi essere dirigente scolastico significa possedere competenze sempre più elevate, un notevole spirito organizzativo, capacità di risoluzione dei problemi in tempi rapidissimi, essere facilitatori del cambiamento ed interlocutori coerenti. Lavorando in modo costante per 12 ore al giorno presidiamo noi dirigenti, amandole, le nostre scuole. Le responsabilità, ovviamente, sono molte, ma è bello dirigere la scuola: la scuola è vita.
Oggi più che mai questa figura deve aiutare a stemperare le paure che, ovviamente, tutti abbiamo. La scuola si è arricchita di sentimenti negativi e il compito primario è anche quello di tranquillizzare il personale e l’utenza. Non da ultimo si deve continuare a monitorare le normative in evoluzione perché, da dirigente, sono donna dello stato: il rispetto di tutte le regole è il primo dei miei incarichi.



