Abrami Emanuele – Non è una novità, per il nostro giornale, affiancare la professionale figura del medico di medicina generale al complesso tema “pandemia”. Coerentemente rispetto a quanto sta avvenendo in queste settimane, abbiamo quindi approfittato del tempo di uno di questi “custodi della salute” che esercita all’interno della nostra comunità, il dottor. Bonaccorsi di Lumezzane.
Dottore, ci dica, quali sono le principali differenze che, per ora, nota fra la prima e la seconda ondata?
Da un punto di vista strettamente legato alla patologia e a livello clinico devo dire complessivamente meglio. Mancano, per ora, fortunatamente, tutti quei casi gravi e complicati tipici della prima ondata (ad esempio, anziani contagiati presentanti anche altre patologie). La maggior parte dei positivi fra i miei pazienti sono paucisintomatici e fra tutti ho diagnosticato soltanto 2 polmoniti (con ancora zero ricoveri in ospedale per Covid). I contagi aumentano di giorno in giorno, soprattutto via via che ci si inoltra nell’autunno. Per ora però mi sento sufficientemente ottimista: vedremo col tempo se la situazione peggiorerà o meno, ritengo però che l’osservanza delle misure di sicurezza stia dando i suoi frutti. I pazienti risultati positivi sono soprattutto soggetti giovani, che quindi molto meno spesso (rispetto alla prima ondata) presentano patologie associate. Finché non tornerà a diffondersi fra i soggetti clinicamente più deboli ed esposti, il virus risulta pertanto meno mortale se confrontiamo questo periodo con quello di Marzo/Aprile (sempre secondo i dati attualmente disponibili).
Come stanno avvenendo le visite in questo delicato momento?
Dopo la prima ondata di COVID-19 abbiamo imparato nuovi metodi per assistere i casi sospetti o confermati senza mettere a rischio la comunità. Il telemonitoraggio funzionò nei mesi scorsi ed è ora sempre più, diffuso. Si tratta di un metodo innovativo che permette di controllare i parametri vitali, la frequenza cardiaca, la temperatura corporea del paziente senza che la sua presenza fisica sia richiesta in ambulatorio. Viene seguito telefonicamente, o digitalmente, e sempre tramite questi mezzi possono essere prescritti i farmaci utili ad accelerare il decorso della malattia. Questa forma di comunicazione aiuta molto anche il morale del malato stesso che non si sente abbandonato a sé stesso in preda ad un virus sconosciuto. Durante la prima fase la comunicazione telematica era meno diffusa ma ora, complice anche l’abbassamento dell’età dei positivi, è indubbiamente favorita. Inoltre, parlo della mia esperienza, ribadisco che pazienti anziani colpiti dal covid in questa seconda fase ancora non ne ho avuti. Ed erano principalmente loro a richiedere più attenzioni, più cure, e visite regolari al proprio domicilio proprio perché nel soggetto più debole e che presenta patologie associate il male colpisce con più violenza.
Come viene invece gestito l’ambulatorio? E le visite di carattere più “classico”?
Io esercito in più di un ambulatorio e l’accesso è mantenuto per il momento sempre e comunque libero, anche tenendo conto dei miei numeri. Il mio ambulatorio a Fontana è inoltre proprio sulla strada. Pertanto, è difficile bloccare del tutto gli accessi. Tuttavia, lo ricordo a tutti i miei pazienti, date le dimensioni della sala d’attesa è assolutamente vietato stare dentro in più di 3 persone per volta. Gli spazi sono piccoli e non sarebbe altrimenti garantita la distanza di sicurezza. Nonostante la burocrazia, le misure per la prevenzione e le chiamate (o mail) a tutte le ore del giorno, il via vai non manca. La figura del medico, soprattutto in una località come questa, è ancora un punto di riferimento molto importante, e questo tende ad incrementare il “traffico” e il numero di pazienti che transitano presso il mio studio. Mascherina, gel disinfettante, distanza di sicurezza: queste sono alcune delle formule magiche che annientano la minaccia di COVID-19. Per chi non le sa sentisse, per i casi sospetti e via discorrendo, raccomando chiamate ed e-mail, attraverso le quali possiamo anche somministrare le ricette per alcuni farmaci di cui avete bisogno.
Come sta reagendo la popolazione a questa situazione?
Alcuni sono spaventati e si sono barricati in casa, ma la maggior parte delle persone sono abbastanza tranquille e affrontano la quotidianità nella maniera migliore. Si sta attenti ad uscire, attenti a frequentare luoghi affollati (fra cui l’ambulatorio stesso), e molti mi “vengono a trovare” soltanto su appuntamento in uno dei due giorni dedicati esclusivamente agli stessi. Ad ogni modo, per ora, è opportuno “accettare” che dovremo convivere con questo virus ancora per un po’e cercare di limitare, il più possibile, i danni.


