Se ne è andato ieri sera, a 76 anni, don Tino Bergamaschi, per 18 anni aveva retto la parrocchia di Sant’Apollonio a Lumezzane

Se ne è andato ieri sera, a 76 anni, don Tino Bergamaschi, per 18 anni aveva retto la parrocchia di Sant’Apollonio a Lumezzane

MATTEO SALVATTI

Scambio di cittadinanze. Mentre io divento ogni giorno più lumezzanese, don Tino acquisisce la piena residenza nella patria verso la quale siamo tutti migranti in attesa del visto.

Scambio di cittadinanze, sì, perchè la prima espressione – tesa di una curiosità lunga come l’abito talare che portava come divisa d’ordinanza – nei miei confronti appena aperto “Il Punto” fu proprio: “Ma tu di che zona sei di Lumezzane?” e quando palesai che non avevo crediti urbanistici da sfoggiare in nessun quartiere e frazione, lui mi incoraggiò a sceglierne idalmente uno da me. Un po’ come quando ai vescovi titolari viene assegnata una diocesi estinta.

Con Don Tino Bergamaschi, col suo cognome provocatoriamente campanilista, non si poteva non partire a discutere se non dalla geografia, una geografia che si fa storia, che si storicizza nelle esistenze. Ed è così che entrambi scherzavamo sul nostro essere bassaroli con innesto valgobbino.

Ricordo, a settembre 2009, la sua telefonata fervorosa e fervente: “Direttore, venga, qui da noi a Sant’Apollonio c’è una festa grande grande. Sono arrivete quattro suore, sono arrivate dalla Spagna!”

Per tratteggiarlo si deve partire dalla sua solerzia apostolica,  nella quale tentava sempre di non far sbilanciare la pastorale in un paternalismo manierista. Delicatezze feriali, attenzioni filantropiche nel solco di quel chiaroscuro cattolico, dove per sè sceglieva sempre un’ombra che non era riparo ma occultazione dell’esibizione.

Ha varcato l’eterno a 76 anni, la stessa età di un altro monsignore per tanti sempre e solo don, Amadei, vescovo di Bergamo, con il quale condivideva stili e approcci. Con quel suo fare che evocava Albino Luciani, mons. Fausto fu per tutti don Tino, come don Albino restò tale anche da potefice. Alla mozzetta, alla frangia serica paonazza ha sempre anteposto l’umiltà del parroco, senza codazzi ma con piglio tanto pragmatico quanto ponderato anche quando all’economia della fede bisogna preferire la fede nell’economia, perchè una parrocchia non è solo quadrate legioni di Cristo, ma anche quadrati bilanci, sempre nel disteso impegno  generoso: si pensi al prodigarsi al restauro di Santa Margherita dopo i danneggiamenti del terremoto del 2004.

Diplomazia ed equilibrio composto, riassunto nella lunga teoria di fedeli a lui e al suo messaggio che in queste ore sostano nella chiesa di San Lorenzo in Montirone.

Don Tino ha raggiunto la vera Casa dopo aver sostato a Lograto, Manerbio, Castelletto di Leno, quasi vent’anni a Lumezzane, Montirone, per poi vivere il Vangelo superiore, il vangelo della sofferenza, in quell’altra abitazione, l’Hospice Domus Salutis, dove la sollecitudine degli affiliati alla compassione accompagna nella lunga sala d’aspetto verso l’infinito.

Personificava, con il suo quasi mezzo secolo da presbitero,  un umanesimo cristiano con intonazioni culturali di lusso, una ispirazione di continenza, meditazione e metodo, innalzata dalla pacatezza.

La sua pulita regia lo ha sempre lasciato albergare pernemmente in tutti i campanili che ha benedetto con la sua presenza. Continuerà a farlo. Continuerà a fare del bene. Continuerà a farcene.

Prima di salutare i parrocchiani, don Tino ha avuto la grazia di veder esaudito il suo lascito testamentario visivo per dilatare quella regia: per visibilia ad invisibilia,  il sagrato di Sant’Apollonio ornato con cubetti di porfido con orlature e riquadri di marmo bianco e tre grandi dipinti nelle nicchie del  muro di sostegno, in centro, il Cristo risorto, trionfante sulla morte, col piede alzato.

Una certezza per te, uno sprone per chi lo vede, ti intravvede e, spera di rivedere un giorno se stesso.

Il tuo, il nostro vescovo, mons. Pierantonio Tremolada, venerdì 7 alle ore 10 presso la chiesa parrocchiale di Montirone ti aspergerà e sì, quel Signore che iniziò in te la sua opera nel giorno dell’ordinazione, l’ha portata a compimento.