CVL e Primo Levi: l’unione fa la forza

CVL e Primo Levi: l’unione fa la forza
La disabilità è un limite? No. Ce lo possono insegnare i de-
stinatari di Spazio-Forma, il progetto curato da otto alunni
della classe III FLS del Liceo scientifico a potenziamento
sportivo dell’Istituto Primo Levi di Lumezzane. Questa ini-
ziativa, svoltasi nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro,
si innesta in un ormai consolidato rapporto di amicizia e
collaborazione tra l’istituto e la cooperativa CVL, realtà che
da decenni “promuove l’integrazione sociale dei cittadini
disabili e più deboli”, come si legge sul sito internet.
Numerose sono le persone che si sono lasciate coinvolgere
da Spazio-Forma: la professoressa Antonella Gussarini, co-
ordinatrice di classe e referente del progetto, il dott. Ilario
Trivella, tutor aziendale della cooperativa Cvl, gli educatori
della medesima cooperativa ed i volontari della Associazio-
ne Il Delfino, impegnata dal 2000 nel contrasto dell’emargi
nazione. La sinergia creatasi tra diverse figure ha permesso
che, da novembre a giugno, gli alunni del Primo Levi, per
un paio d’ore alla settimana, a turno, incontrassero, nella pa-
lestra della scuola media Serafino Gnutti, sita a Lumezzane
San Sebastiano, una ventina tra bambini e adolescenti della
cooperativa Cvl di età compresa tra i 7 e i 18 anni. Questi ul-
timi hanno potuto avvicinarsi all’attività motoria, aiutati dai
tirocinanti del liceo, con i quali hanno condiviso momenti di
cooperazione e amicizia.
“Il nostro compito
– precisa Luca Longo, classe III FLS –
consisteva nel dare una mano ai disabili a sperimentare
qualsiasi tipo di sport: calcio, baseball, pallavolo, badmin-
ton…”.
“In palestra
– prosegue la sua compagna di classe
Ilaria Amolini –
facciamo fare molti percorsi ai bambini:
saltare, strisciare, correre, tirare la palla, fare i puzzle…
Tramite queste azioni stimoliamo i bambini a divertirsi, a
provare a fare cose nuove, a impegnarsi nelle azioni che
a noi risultano molto semplici, ma che in realtà per il loro
organismo non lo sono affatto”. “Spesso

– spiega Samuele 

Piovanelli, un altro tirocinante –
accade che il ragazzo in
nostra custodia possa non essere ben disposto a svolgere
l’attività, ma il tutor non deve demordere e deve stimolarlo
e spronarlo a continuare”.“Col tempo ho imparato come
relazionarmi con ciascuno di loro
– chiarisce a tal proposito
Longo, – perché ovviamente non tutti vanno trattati nello
stesso modo”.
“Gli organizzatori
– incalza un’altra alunna, Claudia Poli –
ci hanno aiutati molto nel vincere le difficoltà
di approccio e i bambini, superando gli ostacoli, ci hanno
insegnato a migliorare in qualsiasi situazione”.
“Questa esperienza
– interviene di nuovo Longo -apre una
nuova visione del mondo: quella di un bambino nato con
disabilità, ma con la stessa voglia di fare di una qualsiasi
altra persona”.
“L’esperienza può sembrare noiosa
– dice la tirocinante
Giorgia Ardesi, – ma questo percorso è stimolante, per tutti:
quando sono in palestra con i ragazzi sto bene con me stes-
sa, perché so che sto facendo qualcosa di bello per loro. Li
conosco tutti e, col tempo, anch’essi hanno imparato il mio
nome”.
“Inizialmente
– racconta lo studente Davide Bugatti – ero
timoroso sul da farsi, ma i ragazzi, con la loro simpatia, mi
hanno subito tranquillizzato. Sono passati ormai sei mesi
e mi sono molto affezionato a loro. Mi ero posto l’obietti-
vo di farli divertire e spero di esserci riuscito. Orami, per
me, questo tirocinio è diventato un hobby, perché mi diverto
moltissimo anch’io”.
Prosegue la Amolini:
“Spazio-Forma fa eliminare i pregiudizi che si hanno sulle persone in difficoltà:
arricchisce, in molti ambiti”. “I disabili
– puntualizza Piovanelli –
non sono diversi o malati, come qualcuno
pensa, ma sono semplicemente persone svantaggiate sotto
alcuni punti di vista. È vero che essi hanno difficoltà nell’interazione con altre
persone, ma proprio per questo devono
essere aiutati: ed è ciò che il progetto ci insegna”.
 
MICHELE CAMPANA, DEJAN LINETTI, FILIPPO TABLADINI, CLASSE III FLS, CON L’INSEGNANTE LAURA DAMIANI