Allora, direttore, come mai ti scaldi tanto per una disposizione che, come asserisce chi l’ha permessa, è qualcos di cui andare molto orgogliosi e che deve essere apripista per tutte le regioni?
Matteo Salvatti: Addirittura! Iniziamo chiarendo subito: con i problemi che oggi hanno gli italiani e i lombardi, considerare un successo la possibilità di far seppellire in una tomba o in un loculo il proprio gatto mi sembra veramente quantomeno eccessivo.
Domanda: Dunque perché prendersela tanto per qualcosa che reputi trascurabile?
Matteo Salvatti: E’ trascurabile rispetto agli altri problemi veri che la politica deve affrontare, non lo è dal punto di vista ideologico.
D: Molte persone sono legate al proprio animale, poter essere seppellite insieme conferisce loro serenità, pace, perché negare questa possibilità che non obbliga nessuno, ma dà la possibilità di scelta? Tu sei un liberale per antonomasia, perché stavolta sei contrario?
S: Ma io non sono affatto contrario. Ma ci mancherebbe. Che ognuno si faccia seppellire con la tartaruga o il pesce, il gatto o il canarino, cosa volete che interessi a me. Non è questo il punto. Certo che chiunque può fare quello che vuole, ci mancherebbe, a parte il fatto che già prima di questa legge uno può far cremare il proprio animale e tenere a casa le ceneri in un’urna…Ci sono anche cimiteri apposta per gli animali, sul giornale abbiamo anche pubblicato inserzioni pubblicitarie di queste realtà.
D: E allora?
S: E allora è importante ricordare qualcosa di ovvio, ossia che disposizioni come queste vanno nell’ottica del più bieco materialismo, perché non concepiscono la morte, vogliono idealmente far proseguire la vita al cimitero, mi sembra nell’antico egitto dove i faraoni venivano sepolti con i generi alimentari perchè, si sa mai che venisse fame…dato che una della due anime, il Ka, sopravviveva finché c’erano viveri.
D: E’ una questione di fede, la tua?
S: Io non penso che qualcuno ritenga veramente che vi sia una forma “sensibile” di percezione dopo l’ultimo respiro (sia dell’animale che della persona, in questo caso). Dunque: tertium non datur. O c’è l’aldilà o non c’è. Se non c’è nulla siamo scomparsi per sempre, dunque questi atti sono costrutti metali che elaborno i vivi, finché son vivi per ingannare la realtà; se c’è (come io sono convinto) allora saremo da un’altra parte e la vita vera sarà altrove. E’ ridicolo volersi attaccare a questi feticci, a questa volontà di non voler accettare il fatto che la vita terrena finisca. No: si vuole in qualche modo perpetrare la vita ad oltranza, all’infinito. Che poi è comunque limitativo, perché, dopo cinquant’anni o in alcuni casi novantanove anni, si viene riesumati, cremati (se non lo si era scelto prima) e si finisce in un piccolo loculo. Non è che tra seimila anni saremo ancora nel cimitero del paese, dunque è proprio tutta una fissazione mentale, quella di non accettare che esiste la morte.
D: Dunque bocci l’espressione della Tironi: “A casa mia ho un cagnolino, quando sarà il momento torneremo insieme”.
S: Non capisco il senso, se non questo illogico attaccamento alla materia: la decomposizione di un corpo acanto a quella di un altro corpo non significa nulla di quanto si era provato in vita, ma c’è anche un altro rischio.
D: Pure? Quale?
S: Quello, sottile, di partire volendo conferire dignità agli animali, ma in realtà si deborda togliendola agli individui. Mi spiego meglio: io amo molto gli animali. Chi mi conosce sa quanto io sia affezionato al mio cane carlino Budino, viene in redazione e in direzione, siamo tutti legatissimi, ma, ripeto, da credente, non posso ritenere persone e animali identici. Se umanizziamo gli animali (oltre a far loro un torto perché loro non vorrebbero, la loro natura è un’altra), animalizziamo gli uomini. Io non accetto l’idea che l’uomo sia un animale uguale agli altri animali, anzi, soltanto spesso solo più malvagio.
D: Dunque nessun aldilà per gli animali?
S: Non dico questo. San Giovanni Paolo II asseriva che c’è negli animali un soffio divino che li coinvolge. Io penso che non cadano nel nulla, sono anche loro creature di Dio e non penso che Dio si sbarazzi di nulla di ciò che ha creato, ma, ripeto, non somministriamo i sacramenti agli animali, possiamo benedirli, ma certo non battezzarli. Ogni tutela dunque, nessun tipo di violenza ovviamente va accettato anzi, massima condanna perché sono esseri senzienti, ma, ribadisco, non sono uomini.
Certo che come passano i tempi! Una volta (ovviamente sbagliando, sia chiaro!) in “terra benedetta”, ossia al “campo santo” non venivano sepolti i suicidi, tra un po’ potremo, chi lo sa, dopo gli animali da compagnia sotterrare maiali, serpenti e topi (o esiste una dignità diversa? Il gatto ha meno dignità del criceto? Uno si affeziona di meno? Vabbè.


