Pasqua, festività civile

Pasqua, festività civile

Se la Pasqua fosse festeggiata soltanto dai cristiani (declinati nelle varie chiese), allora sì, coerentemente i non credenti dovrebbero avere il coraggio di presentarsi sul posto di lavoro, dal momento che la ricorrenza non li tange affatto.
Se la Pasqua, però, ha qualcosa da dire anche a chi è distante dalla Chiesa, allora sì, ha senso festeggiare e augurare buona Pasqua.

Non sto però cercando una sorta di minimo comun denominatore. Sono sempre stato allergico, infatti, a quella mentalità pseudo buonista (molto laicista) che vorrebbe il Natale e la Pasqua come vaghe feste della nascita, del rinnovamento della natura, feste d’inverno e di primavera, dove gratta gratta e rimane veramente una sorta di scatola vuota. Embè? Cosa c’è, in fin dei conti? Dunque se dobbiamo ridurci a svuotare di significato la Pasqua, il Natale, l’Assunta e le altre festività per tenere in piedi una architettura il cui guscio si rivela però privo di membra interne, allora davvero tantovale obliterare il tutto.

Invece io sono convinto che la Pasqua (come le altre feste cosiddette comandate) abbia ancora un suo significato.

Prima di tutto è giusto, è “bello” (non trovo altro termine) festeggiare ciò che a molti pare importante. L’affermazione: se ci credi tu festeggia tu, è qualcosa di egoistico, insensato e anche sciocco (nel senso letterale di senza sale). Perchè, in quest’ottica, non bisognerebbe neppure festeggiare i compleanni, allora: che ognuno si festeggi il suo, cosa c’entro io che son nato un altro giorno? Invece qui la solidarietà umana, la sussidiarietà che si fa evento, la filantropia che si oggettivizza. L’affermare: io non credo, ma ci credi tu, e festeggio con te perchè per te questa è una data importante, questo conta, e questa tua gioia io la condivido con te ed è giusto che tu la proietti in me. Non è poco. No.

In secondo luogo è una festa tradizionale, nel senso che è nel solco di tutta una serie di Pasque celebrate dai nostri nonni, dai nostri antenati, e come si festeggia il 25 aprile è giusto ricordare tanta gioia che ci ha toccati da vicino lungo il goniometro delle biografie dalle quali noi siamo scaturiti. Noi siamo quei nani sulle spalle dei giganti che festeggiavano la Pasqua e la Storia maiuscola non può prescindere da queste microstorie.

Una terza ragione riguarda il rapporto con la festività, la più importante per un cattolico, dalla quale scaturisce una fede e una predicazione altrimenti vane. Quindi, scontati i festeggiamenti per l’uomo di fede, ma importante occasione per interrogarsi per chi non crede. Certo, certe domande uno può porsele in qualunque momento, tuttavia è risaputo che il farlo in occasioni ufficiali aiuta. Chi non segue o non aderisce alla verità che pare l’ossimoro per antonomasia: un  uomo che vince la morte non può non accogliere con curiosità e interesse un simile tema: un’occasione importante per rinsaldarsi nella propria lontananza, magari, oppure per restare turbati, ad ogni modo un momento interiormente vivace, capace di smuovere una routine che non ci basta mai. Perchè siamo fatti anche (e soprattutto) di altro.

Matteo Salvatti