Mauro Vivenzi: avventura da Lumezzane alla Serie A

Mauro Vivenzi: avventura da Lumezzane alla Serie A

Coccoli Franco – Negli stadi di Serie A i riflettori sono sempre puntati sui 22 giocatori: protagonisti delle azioni che ci fanno emozionare e che rendono il calcio lo sport più seguito al mondo. Perché ciò avvenga, però, è fondamentale il lavoro dell’arbitro e dei suoi assistenti che, con specifici allenamenti per la preparazione atletica e in continuo aggiornamento con i regolamenti e le nuove tecnologie, devono dedicare impegno e passione nel loro complesso lavoro. Un lumezzanese, il sig. Mauro Vivenzi, nativo della Pieve, è riuscito a costruire la sua carriera partendo dai campi di calcio della Valgobbia fino a calcare i più importanti terreni di Serie A come assistente arbitrale. Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio il suo lavoro e l’impegno necessario per raggiungere i massimi livelli:

Quale percorso bisogna svolgere per diventare arbitro?

È necessario seguire il corso di 1 mese che è completamente gratuito. Chiunque abbia più di 15 anni può iscriversi e partecipare. Terminata la preparazione c’è l’esame per verificare che i candidati abbiano un’effettiva conoscenza del regolamento. Da qui inizia il lavoro sul campo: si comincia arbitrando le partite dei bambini e, con il tempo, si sale di livello. In tribuna spesso è presente un osservatore arbitrale che valuta l’operato sul campo e da un giudizio sul direttore di gara per valutarne il passaggio di categoria.

Quando ha iniziato ad arbitrare?

Io ho seguito il corso nel 1993. Poi ho dovuto aspettare più di un anno per poter scendere in campo a causa del servizio militare che ai tempo era obbligatorio. Da settembre 1995, poi, sono entrato ufficialmente in questo mondo.

Perché ha iniziato? Pensava di farne una professione?

Ho giocato fino ai giovanissimi con il Lumezzane ma decisi di smettere perché la carriera da calciatore non presentava molti sbocchi. Avrei voluto rimanere all’interno di questo ambito e di questo sport, quindi mi sono rimesso in gioco come direttore di gara. All’inizio, ovviamente, non pensavo di poter arrivare dove sono ora.

Mi ha colpito subito l’ambiente arbitrale: sano, bello e pulito. Siamo una bellissima associazione con pochi problemi al suo interno. Salendo di categoria ho iniziato a sognare di poter arrivare ad alti livelli: ad ogni passo avanti aumentavano anche la passione e l’impegno. Ho iniziato a crederci sempre di più, fino a coronare il sogno.

Quali sono le qualità indispensabili per poter diventare un arbitro?

Non c’è una regola: impegno, sacrificio e passione. Sicuramente non è semplice. Dobbiamo dedicare il nostro impegno ed i nostri valori non solo sul campo: bisogna essere arbitri sempre! La volontà serve per essere preparati a 360° e mantenere lo studio e la conoscenza del gioco. Ovviamente ci vuole una bella dose di talento e la capacità di sacrificio. È naturale che in questo mestiere possano capitare degli errori: bisogna cercare di farne meno possibile e dare il massimo in ogni occasione.

La preparazione atletica è complicata?

Noi facciamo obbligatoriamente 3 allenamenti a settimana. Io ne faccio sempre 4/5 perché nel calcio moderno, rapido e veloce, gli arbitri sono degli atleti. Le nostre sessioni di allenamento assomigliano molto a quelle delle squadre: alleniamo la resistenza, la velocità, facciamo ripetute per essere sempre nella migliore condizione fisica. Per poter arbitrare dobbiamo sottoporci continuamente a test atletici che bisogna superare e servono a dimostrare che siamo pronti alle difficili gare che ci attendono.

Che emozione ha provato alla prima convocazione in Serie A?

Fin dalla telefonata con la quale mi avevano comunicato l’assegnazione ad una partita nella massima serie l’emozione è stata enorme. Ho passato i giorni successivi ricordando tutto quello che avevo fatto in carriera, gli sbagli commessi e i sacrifici fatti: si passa sempre dagli errori per migliorare. 

L’aumento di categoria, nel nostro settore, è molto graduale: non si viene fiondati dalle divisioni inferiori a quella più elevata da un giorno con l’altro. Ogni anno, con calma, ci si migliora e si sale di livello: quando stai arbitrando in Serie B sogni di poter arrivare ancora più in alto, l’obiettivo è vicino e non è solo la realizzazione di un sogno ma anche il traguardo di un percorso lungo e preparato in molti anni di attività.

Perché, secondo lei, non abbiamo un arbitro di Brescia nella massima serie? Cosa ci manca?

È molto difficile rispondere. Nel 2020 la nostra sezione è cambiata grazie alla presidenza di Alessandro Lo Cicero che mi ha scelto come suo vicepresidente. Le ragioni sono sicuramente molte, ma ora guardiamo al futuro con un grande obiettivo: vorremmo riuscire a portare in Serie A uno dei nostri nel breve periodo, cioè 2/3 anni. È un progetto ambizioso ma ci stiamo impegnando.

Il nostro arbitro centrale, al momento, è Stefano Nicolini: bravo e ben preparato. In una sezione grande come la nostra dobbiamo riuscire a migliorare la tradizione e portare persone preparate nel mondo del calcio. Alcune sezioni più piccole, grazie al duro lavoro, riescono ad avere anche due nomi importanti in Serie A.

Il nostro intento è che i giovani abbiano l’opportunità di sognare ed arrivare ad alti livelli: possibilità che è stata concessa a noi.

Si ringrazia il sig. Mauro Vivenzi per la gentile concessione del suo tempo. Gli si augura il meglio per la sua carriera e perchè continui ad ispirare nostri giovani concittadini ad intraprendere la professione che, nonostante impegno e sacrificio, restituisce gioia e grande soddisfazione.