La vicenda Timken si chiude con un lieto fine. È stata ufficializzata ai primi di febbraio l’acquisizione dello stabilimento di Cogozzo da parte di Camozzi Group, che ha presentato un progetto per il rilancio industriale del sito e la garanzia occupazionale per i lavoratori della ex Timken.
Camozzi Group produce componenti e sistemi per l’automazione industriale e opera nei settori delle macchine utensili, delle macchine tessili e nella lavorazione e trattamento delle materie prime attraverso un processo di digitalizzazione avanzata. Lodovico Camozzi, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo, ha dichiarato:
“Siamo soddisfatti per aver portato a termine, in tempi rapidi e con determinazione, un‘operazione che costituisce un acceleratore del nostro piano strategico di sviluppo. Il sito Timken permetterà un’espansione delle nostre attività, focalizzata su nuovi progetti e nuove tecnologie secondo le direttrici fondamentali della digitalizzazione, della sostenibilità e dello sviluppo del capitale umano.
Siamo inoltre felici di aver contribuito, come già in altre occasioni, a far sì che una crisi industriale si trasformasse in una nuova opportunità per il territorio bresciano anche grazie al supporto delle istituzioni coinvolte, prima fra tutte il Ministero dello Sviluppo Economico.”
La volontà di restituire i posti di lavoro è stata dichiarata unitamente da più parti. La presa in carico del Ministero per lo Sviluppo Economico, affiancato dai sindacati (Fiom in prima linea), da Confindustria (in particolare la sezione provinciale con il Vice Presidente Roberto Zini) e le Amministrazioni Locali (Comuni e Comunità montana) ha portato ad una soluzione condivisa e, si spera, duratura.
Il ministro Giorgetti, tra i principali attori della vicenda, ha dichiarato in una nota sul sito del Mise:
“È una bella notizia per il territorio bresciano che dimostra come i risultati si raggiungono quando si lavora seriamente. Siamo sulla giusta strada perché grazie all’investimento del Gruppo Camozzi verrà protetta e rilanciata una realtà produttiva del comparto della meccanica, anch’esso coinvolto nella transizione verso il green dell’automotive. Con lo stesso impegno siamo al lavoro per individuare soluzioni ad altre crisi aziendali del settore, con l’obiettivo di garantire il necessario equilibrio tra esigenze economiche, ambientali e sociali.”
Moltissime altre voci autorevoli si sono impegnate per trovare una soluzione alla crisi avvenuta il 19 luglio 2021: quando 106 lavoratori erano rimasti senza lavoro. Ora, per fortuna, pare che il peggio sia passato. Ne ha parlato anche il presidente di Confindustria di Brescia, Franco Gussalli Beretta, che in una nota stampa ha dichiarato:
“Confindustria Brescia, ha avuto un ruolo attivo in questi mesi nel promuovere i tavoli di trattativa con le istituzioni e le rappresentanze sindacali, ha collaborato fattivamente al processo di ricollocamento dei dipendenti Timken, molti dei quali, a pochi mesi dall’annuncio della crisi, hanno già trovato un’altra collocazione lavorativa ed ha partecipato con molti suoi associati alla due diligence per l’acquisizione dell’impianto produttivo.”
La proposta della Camozzi, selezionata come la migliore, porterà ad una reindustrializzazione del sito ex-Timken. Si prevedono nuovi investimenti nel settore delle alte tecnologie per preservare una continuità occupazionale e che nei prossimi anni potrà portare a nuovi posti di lavoro.
L’incontro tra le volontà congiunte di tutti gli attori ha portato ad un progetto che si promette efficace e adatto al territorio. Alcuni parlano di nuovo modello che ha coinvolto imprese, amministrazioni, sindacati e Confindustria da esportare nelle altre realtà italiane colpite da forti episodi di crisi.
Ricordiamo che…
Il sito di Villa Carcina era stato acquisito dalla Timken nel 1996, un gigante americano del settore della meccanica con la produzione in particolare di cuscinetti a rulli conici a fila singola per il mercato fuoristrada e ferroviario.
Il 19 luglio 2021 alle ore 9 del mattino la multinazionale, senza alcun preavviso, aveva “staccato la spina” dello stabilimento lasciando senza lavoro i 106 addetti.


