In zona via Roma rubano bicicletta bianca a un bambino

In zona via Roma rubano bicicletta bianca a un bambino

L’altra notte, a Lumezzane, qualcuno senza scrupoli è entrato in una proprietà privata e ha sottratto la bicicletta bianca che vediamo nella fotografia. Appartiene a un bambino ed è il regalo del nonno purtroppo ora defunto.

Sono atti gravissimi. È importante che la collettività si unisca, con i vari mezzi a disposizione, per cercare di fare il possibile per ritrovarla.

Qui di seguito il commento al fatto del nostro direttore Matteo Salvatti

 

Perché c’è un modo di dire che recita: “E’ facile come rubare le caramelle a un bambino?” Perché chi conosce i piccoli avverte istintivamente quanto questi non abbiano paure (hanno angoscia, che è diverso: per questo non si addormentano al buio o se si svegliano necessitano della mano di un “grande”). Non aver paura certo è un rischio, per questo sono stati inventati i nonni e le baby sitter durante il lavoro dei genitori. Ma c’è anche un aspetto collaterale straordinario. Il non temere nulla significa non temere nessuno. Stimano troppo le persone per stimare il pericolo. I bambini hanno fiducia nel prossimo. Non ipotizzano che qualcuno possa far loro del male, forse perché, già Rousseau lo pensava nel “Mito del buon selvaggio”, loro non ne farebbero agli altri. Per cui non attuano stratagemmi preventivi prudenziali. Chi ruba raramente pensa al possessore del bene (per indifferenza, ignavia, superficialità, crudeltà, accecante brama di possesso: dipende), e si concentra solamente sul mal tolto, su come poterne godere a pieno, su come farne oggetto di ricettazione. Siccome non rappresenta nulla per lui, non riesce a immaginare possa rappresentare qualcosa per altri. Ci sono casi – assai rari – in cui l’opinione pubblica si è mossa e il malvivente ha riconsegnato quanto sottratto (ricordo il caso in cui un uomo restituì proprio una bicicletta al proprietario, salvo poi rubarne un’altra due ore dopo!)

Ordinariamente, logica conferma, più il bene è di scarso valore economico, più impellente è il bisogno. Lo stereotipo del tossicodipendente che scippa venti euro per una mezza dose trova riscontro spesso nei verbali degli inquirenti.

In casi come questo, ad esser sottratta non è soltanto una bicicletta, non è il suo valore monetizzabile, per quanto si tratti di pregevole fattua (tra l’altro l’unico motivo per cui è stato compiuto l’atto). È stato scippato un ricordo – si trattava infatti del dono del nonno defunto – e sappiamo che i legami si oggettivizzano e conservano il loro profilo, la loro identità servendosi della materialità, non per nulla siamo esseri corporali, non angeli. Gli oggetti non si esauriscono mai dunque nella sommatoria della propria componentistica, ma il loro valore è carico di valori. Mi colpì una testimonianza di un terremotato: “Più della casa, a turbarmi fu l’esser stato costretto a scegliere, nei cinque minuti che mi diedero a disposizione, cosa portare con me”.

Al tempo stesso si aggiunge il tradimento della incondizionata fiducia che un bambino ripone nella collettività. Il problema non è certo ricomprare un’altra bicicletta, lo sforzo sarà quello di far sì che il piccolo non veda ogni sconosciuto come il possibile detentore del suo mezzo, e continui a credere nel prossimo, Oliver Twist insegna.

Nel film “Ladri di biciclette” il protagonista comprende subito che le forze dell’ordine non potranno aiutarlo perché occupati da reati considerati preminenti. Ma cosa c’è di più urgente di recuperare un erogatore di sorrisi quale è la bicicletta di un bambino e recuperare alla società una persona che ha così abbassato la catena della lucidità da rimanere indifferente mentre depredava un sogno?

Matteo Salvatti