A Milano si trova, ben nascosto nei dintorni di Piazza Cinque Giornate, uno dei locali più interessanti d’Italia, il 1930 Secret Cocktail Bar. Il bar manager di questo locale, un tempio del mixology, si chiama Benjamin, all’anagrafe Fabio Cavagna, un ragazzo lumezzanese di 29 anni.
Impeccabile nei suoi vestiti ottocenteschi, gestisce il locale al quarantaquattresimo posto nel ranking mondiale, dopo solo cinque anni passati a lavorare nei locali meneghini. Il 1930 non è un loale come gli altri: si può riassumere nel motto “parla piano … è un segreto”. È un secret bar, ovvero l’ ubicazione non è nota, serve una parola d’ordine e un invito su una tessera per poter accedere a cocktail e distillati fra i migliori al mondo, alcuni decisamente innovativi. Uno degli esperimenti richiama anche le radici bresciane di Fabio, si chiama ‘L’asado incontra l’Old Fashion’ ed è stato creato pensando allo spiedo domenicale.
Accanto alle sperimentazioni si possono trovare anche cocktail classici, birra o whisky, contenuti in un menù che racconta più che elencare. Una vera esperienza, un viaggio, che deve iniziare dal farsi invitare presso il Mag o il Caffè della Pusterla, e finisce su poltrone di velluto accompagnati dalle note di un pianoforte suonato dal vivo.
Come è riuscito un ragazzo di Lumezzane a diventare un nome così importante nella Milano da bere?
Lui direbbe che ‘per tutte le partenze, ci sono coincidenze’, ma la realtà è che ha iniziato asciugando i bicchieri in locali e pub già giovanissimo, imparando come accontentare ogni tipologia di cliente. Il trasferimento a Milano, dettato dall’iscrizione alla Facoltà di filosofia, ha segnato una svolta nella sua carriera, specialmente dopo aver conosciuto Flavio Angiolillo e Marco Russo.
Un’altra particolarità di Benjamin, è il bere pochissimi alcolici, quasi solo negli assaggi dei cocktail che prepara, e rispecchia la filosofia dei speakeasy: bere poco, molto bene, pagando il giusto, al fine di vivere una esperienza.


