Fra Quarantena e Covid: la Testimonianza di un’Adolescente

Fra Quarantena e Covid: la Testimonianza di un’Adolescente

Qui di seguito riportiamo la bella testimonianza di un’adolescente della nostra zona, Angeli Rebecca, che ci racconta di come i ragazzi come lei stanno affrontando questo periodo, quello che vedono, sentono, rielaborano e, un po’, sognano. 

“Era l’11 marzo del 2020,le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più, i ragazzi studiavano connessi a Gsuite… Fu l’anno in cui si poteva uscire soltanto per fare la spesa. Era l’11 marzo del 2020, tutti furono messi in quarantena obbligatoria, i nonni, le famiglie e anche i giovani, allora la paura diventò reale e le giornate tutte uguali… Ma la primavera sembrava non accorgersi, non lo sapeva, le rose tornarono a fiorire ed aveva continuato ad esserci e nonostante tutto, nonostante il virus, la paura, la morte insegnò a tutti noi la forza della vita…” Ho deciso di iniziare questo tema trascrivendo alcune frasi di una poesia anonima che pochi giorni fa ho trovato su internet. Leggendola lacrime scorrono sul mio viso, lacrime di paura, di solitudine e di insicurezza; leggendo questa poesia la mia mente impazzisce, esplode perché ragiono e penso troppo, mi agito e mi domando:”Davvero sta succedendo tutto questo?!Aiuto!”. La risposta sfortunatamente è “Sì!” e così il mio cuore batte ancor più forte perché si rassegna, o meglio deve convincersi di tutto questo, della realtà, di questo incubo che pian piano sta distruggendo tutto quello che avevamo costruito, un legame, un’amicizia, e che pian piano sta portando via troppe vite, troppe persone che per qualcuno sono state tanto, una mamma, un papà, uno zio, un fratello, una sorella,… Insomma un affetto! Mi fa pensare il fatto che pochi mesi fa siccome la professoressa ci aveva assegnato il compito di informarci su un virus che pian piano si stava diffondendo in Cina, a Wuhan, un certo “coronavirus”, mi misi con il computer sulle ginocchia e da seduta ,intenta a voler fare una bella ricerca, cominciai a cercare. Le notizie scorrevano sotto i miei occhi, sceglievo i siti più interessanti ma in realtà non me ne rendevo conto, o meglio ragionavo sul fatto che quelle notizie non mi riguardavano o meglio che non ci riguardavano, non toccavano né me né le mia famiglia, né la nostra comunità. Invece eccomi qua, con carta e penna, a descrivere questa situazione, una situazione in cui le persone sono costrette a scrivere con un computer da casa, costrette a vedere e parlare ai propri amici e ai propri familiari soltanto attraverso uno schermo, un cellulare, attraverso la tecnologia; una situazione in cui le persone sono costrette a coprirsi il sorriso con una mascherina e le mani con dei guanti per uscire e fare una semplice passeggiata. Mi ricordo ancora quando la mattina mi svegliavo presto, con occhi semichiusi e con andatura barcollante mi dirigevo in cucina e con una tazza di latte facevo colazione. Ero tanto stanca ma ero pronta ad affrontare la mia giornata, convinta e intenta nel voler dare il meglio di me stessa in tutte le prove che mi si sarebbero presentate durante il corso di una giornata o di una settimana. Mi ricordo ancora quando tra risate, battute, camminavo verso scuola a piedi assieme a due mie amiche. Mi ricordo ancora le ricreazioni passate a ripassare oppure a passeggiare e a ridere di qua e di là assieme alle mie compagne. Mi ricordo ancora quando dopo cinque ore intense di studio ritornavo a casa e trovavo sempre mia mamma davanti ai fornelli pronta a sentire la maniglia della porta abbassarsi e domandarmi subito:” Ciao amo, com’è andata?” ed io:” Bene,tutto bene!” aspettavo cinque minuti e poi cominciavo a raccontarle tutto quello che mi era successo come se fossero stati i miei primi giorni di scuola media! Questa era la mia quotidianità. Invece ora, su tutto è calata un’ombra, mi sveglio piena di mille pensieri, faccio colazione e al posto di dirigermi a scuola assieme alle mie amiche per ricevere un po’ di carica positiva dalle battute e dalle nostre risate, mi siedo in camera mia e attraverso uno schermo seguo le lezioni, ora non c’è più la pausa ricreazione dove mi rilasso assieme alle mie compagne, a pranzo io e la mia famiglia ci sediamo tutti assieme e ascoltiamo il telegiornale sperando in una notizia migliore rispetto a quelle dei giorni passati,… Insomma ora non c’è più la quotidianità! Credo che però come disse il giornalista A.Polito che iniziò il suo editoriale sul Corriere della Sera dicendo:“Quando tutto questo sarà finito, perchè prima o poi finirà, ci saranno lezioni da ricordare.” questo periodo pur essendo brutale e terribile ci stia dando molte lezioni come per esempio la speranza. La speranza nel credere, nel credere in un nuovo inizio, nel credere nell’abbraccio che daremo ai nostri familiari, ai nostri amici alla fine di tutto questo, quando questo incubo finirà, nel credere che quel nostro parente ce la farà a sopravvivere e a vincere perché soltanto attraverso la speranza possiamo immaginare quel momento. A volte però la speranza non ce la fa a sopravvivere e a continuare ad essere il nostro unico appoggio; anche io e la mia famiglia abbiamo sperato fino all’ultimo momento, fino all’ultima particella di energia che il mio prozio potesse essere uno di quei pochi sopravvissuti, che potesse avere ancora un bel pezzo di vita davanti per riabbracciarci soltanto un’altra volta, per parlarci e sorriderci, per poter vivere ancora ma non ce l’ha fatta, ormai guardiamo il cielo sperando che lui possa sentirci in qualche modo. Rimpiango l’ultima volta che l’ho visto, che mi ha parlato, che per salutarmi mi ha dato un dolce e leggero bacio sulla guancia, mi ricordo il suo profumo che tanto mi piaceva e mi manca, ci manca perché gli volevamo tanto bene! E’ brutto pensare che ha passato le ultime sue ore di vita combattendo contro questo terribile virus, senza il nostro appoggio e il nostro sostegno…L’unica cosa che mi può rassicurare è che lo terrò sempre nel mio cuore! Un altro insegnamento che questo periodo ci sta offrendo è imparare ad aiutarci, sostenerci tutti quanti, anche se non possiamo farlo allungandoci a vicenda la mano, facciamolo con il cuore e il pensiero. Restare a casa oltre ad essere un atto di responsabilità è un atto di sostegno nei confronti di noi stessi, della nostra famiglia, del nostro vicino, del nostro amico e di tutta la comunità perché dobbiamo comprendere che siamo tutti nella stessa situazione, ed è proprio per questo che dobbiamo essere responsabili in tutti questi momenti! L’uomo grazie a questo periodo inoltre ha capito che la pretesa di invulnerabilità e l’onnipotenza che la scienza e la tecnologia gli hanno donato sono delicati, molto delicati: un minuscolo, un piccolissimo virus è bastato per scuotere e tormentare tutto questo. In futuro impareremo che l’uomo di fronte alla natura, a un tramonto al mare, a una gigantesca montagna, a un microscopico virus è incapace e disarmato, potrei dire quasi inerme! Infine questo maledetto virus tutto ad un tratto senza accorgerci ci sta facendo apprezzare, ci sta insegnando ad apprezzare, apprezzare una mattinata a scuola assieme ai miei amici che tanto mi mancano. Rimpiango tutti i momenti che ho passato con loro ridendo, amando, assaporando, ripenso ad ognuno di loro, al loro essere speciale, penso a noi, a noi come un vero gruppo di amici e una lacrima mi scende sul viso, una lacrima che ha paura che tutti questi momenti diventino il passato e non più un futuro da vivere assieme a loro,… Ma soprattutto apprezzare un abbraccio, una stretta di mano, un bacio che anche se essendo momenti di pochi secondi sono i momenti che davvero valgono e che davvero ci cambiano l’umore… Sono i piccoli gesti che dobbiamo imparare a volere, a desiderare, ad amare e a conservare! Grazie a questo periodo abbiamo imparato a guardarci veramente, a guardarci attraverso due occhi che ormai sono diventati il solo nostro contatto fisico e il solo nostro metodo di conversazione, fissare uno sguardo con occhi pieni di lacrime e stanchi, fissare uno sguardo ottimista che sa darti la forza e la speranza! Vorrei concludere questo tema ringraziando, ringraziando tutti i medici che pur mettendo a rischio la propria vita hanno tanto coraggio e ce la mettono tutta per salvarci da questo brutto incubo, ce la mettono tutta per permettere ad un uomo o ad una donna di vincere e di ritornare a casa più forte di prima e le volte in cui non ce l’hanno fatta li ringrazio per averci provato fino in fondo… Non credo che alla fine di questa burrascosa tempesta potremo dire ed urlare di aver vinto perché in realtà il gran problema è che tutti nel loro piccolo hanno perso, tanto…Io molto probabilmente non potrò provare le sensazioni degli ultimi giorni di scuola media, non potrò superare gli esami come negli scorsi anni gli studenti li hanno superati, ad essere sincera credo che avrei preferito farli normalmente perché sono tutte prove di vita, prove che mi formano, mi aiutano a superare in futuro ostacoli ancora più grandi e complicati, avrei preferito uscire dall’aula dopo aver finito gli esami ed urlare: ”Ce l’ho fatta!”, avrei preferito essere contenta e fiera di me stessa dopo essermi impegnata giorno e notte! Non so in che modo il futuro apparirà, e rinascerà ma so solo che spero tanto di ritornare molto presto alla quotidianità che magari prima detestavo ma ora so che è preziosa poiché è proprio nelle piccole cose che dovremmo emozionarci, e quando rivedrò i miei compagni e i miei familiari voglio emozionarmi per ricordarmi in futuro quel momento come un momento di liberazione e rilassatezza!”

Di Angeli Rebecca