Intervista allo Storico e Giornalista Egidio Bonomi in Merito alla Situazione COVID a Lumezzane

Intervista allo Storico e Giornalista Egidio Bonomi in Merito alla Situazione COVID a Lumezzane

Questo virus è sicuramente un duro colpo per Lumezzane: oltre al crescente numero di vittime, già si immaginano durissime ripercussioni sull’economia locale e sulla psiche della comunità e dei suoi componenti. Ne abbiamo parlato con uno storico lumezzanese ( e lumezzanese storico): Egidio Bonomi, sicuramente fra i più grandi giornalisti che la Valle Trompia abbia mai potuto vantare.

Quanto è duro questo colpo per l’economia di Lumezzane? E quanto profondo il trauma psicologico? Si ricorda di eventi simili nella nostra storia?

“Il colpo è terribile, ma la «flessibilità» tutta lumezzanese di reagire è storica. Non ci sono esempi di crisi nel passato, recente o lontano, che non siano stati domati. Una valle quasi matrigna ci ha forgiati e sono persuaso che Lumezzane si riprenderà. Certo, dal punto di vista psicologico è un colpo del tutto imprevedibile e quindi lo stiamo metabolizzando con fatica. Non ricordo altri momenti di tanta gravità. Chernobyl fu più «un’emozione» che una ferita; era lontano, toccava ad altri (come l’inizio di questo virus quando si è affacciato a Wuhan) e l’avvertimento era di tenere le finestre chiuse e non mangiare verdura per alcuni giorni. Per incontrare un disastro immane bisogna risalire alla «Spagnola» del 1918-1020, con molte decine di milioni di morti nel mondo. Oppure indietro ancora nei secoli, come nella peste (descritta nel mio libro «Il liutaio di Salò») del 1576, con 22 mila morti solo a Brescia città, o più…recentemente; nella peste «manzoniana» del 1630 nella quale anche nella piccola Lumezzane d’allora morivano ottanta persone al mese. Sì, l’influenza del 2003, la Sars (774 morti in due anni) per nulla paragonabile al Covid 19, sconosciuto e quindi non si sa come affrontarlo”

Riusciremo a risollevarci in qualche modo?

“Nel libro mio e di Enzo Saleri sui soprannomi lumezzanesi (I hcötöm de Lömedhane) la copertina posteriore riporta un mio aforisma che definire profetico sa di riduttivo: «A volte il progresso consiste nel fare un passo indietro». Non so prevedere – ci mancherebbe – che cosa ci aspetta, ma nulla sarà più come prima: Il vecchio stile di vita da dimenticare, un modello di sviluppo diverso, il capitalismo e la globalizzazione così come sono venuti configurandosi non saranno più possibili. Questo spasmodico viaggiare da un capo all’altro del mondo è da folli, stando ai mezzi di comunicazione disponibili oggi. Andrebbe rispolverato un vocabolo aureo: «comunità», sapendo che le risorse e le persone non sono… infinite, dove i «padroni», come un tempo, abbiano visione lunga, pensando ai nipoti, l’azienda un bene comune e magari dare corpo anche a quell’incentivo vero e solido che è la condivisione degli utili. Oggi ci sono i manager, gelidi esecutori di gelide regole industrial-commerciali; oggi ci sono le aziende-Stato, i fatturati a doppia percentuale. La finanza vero dittatore dell’ordine economico mondiale e c’è da chiedersi se hanno ancora senso e vita i derivati sintetici, i futures (ricordare la Lehman Brothers del 2008), ossia il pernicioso «gioco» delle scommesse, per aprirsi, invece, alle rese vere che chiamano sacrifici e impegno”

Quale, in tutto ciò, il ruolo della comunicazione?

Il ruolo della stampa e dei mezzi di comunicazione resta fondamentale, ma così com’è ora è esasperato. Troppa comunicazione significa, spesso, confusione. Non parliamo della televisione che, anche in questo tragico tempo, non lascia un quarto d’ora senza «covirarci» sadicamente. No, l’equilibrio, la regolarità, fra non molto, saranno d’obbligo. Mentre le bufale e le false notizie sul web, sono una piaga alle quali, desolatamente, non vedo rimedio”

Sappiamo già di diversi nostri grandi imprenditori che ci hanno lasciato o che sono molto gravi… cosa succederà alle loro aziende?

Lumezzane ha perso diversi imprenditori della vecchia guardia: lasciano un esempio di rocciosa dedizione al lavoro. C’è chi ha già raccolto la loro eredità e – mi pare di poter dire – con lo stesso spirito dei padri. Del resto se così non fosse la nostra – più che mai nostra – valle non avrebbe futuro”

 

Abrami Emanuele