Ereditare il noleggio

Ereditare il noleggio

Il nuovo modello di businness proposto (e promosso) da Ikea potrebbe diventare un nuovo genere letterario: dovremmo (ri)scrivere una quantità considerevole di romanzi, a partire da Oliver Twist, che hanno al loro interno pagine dedicate agli arredi, alla loro storia e al loro essere tramandati.

Il noleggio dei mobili, infatti, è qualcosa di ben diverso dal noleggio degli sci o di un tandem a Rimini. E sarebbe perfino pericoloso il liquidare il tutto come una delle tante opportunità del mercato capitalistico e globalizzato. No: questa, prima di essere una offerta, è una constatazione.

La constatazione di una nuova concezione esistenziale, nella quale i giovani hanno una visione di brevissimo termine per quanto concerne il lavoro, i sentimenti, il concetto stesso di famiglia è ridotto a ipotesi: “Proviamo ad andare a convivere“. Insicurezze occupazionali che si riverberano in insicurezze logistiche e insicurezze emotive.

I mobili erano, nel costume italiano (ma non solo) tutto tranne che mobili, rappresentavano il concetto di immanenza per eccellenza. Quando si acquistava una cucina l’imperativo era: “Ma la possiamo adattare se cambiamo casa?“. Ereditare una cassapanca, la culla lignea dove dormiva la mamma mentre a stretto giro di pianto la nonna rammenta che rammendava con la macchina da cucire Singer, posizionare in casa “il cassettone della nonna” significava “per visibilia ad invisibilia” portare con sé la cronistoria di quel luogo, il suo genius loci, la fatica dell’acquisto, il sacrificio, la narrazione visivia della biografia di una famiglia.

Persino le beghe per la spartizione dell’eredità che nessuno rimpiangerà paradossalmente avevano comnque una venatura che travalicava il valore “economico” per abbracciare il noto “affettivo“.

In questo modo, invece, non solo si parte ipotecando i rapporti che non son più “mutui” ma “noleggiati“, non solo si vive preventivando quantoprima una disfatta di tutto l’apparato domestico e un suo smantellamento poco emorragico, ma ci si orizzonta tra mobili non propri con la consapevolezza di essere soltanto fruitori, consumatori delle cose le quali, invece, senza cadere in un deplorevole feticismo, mostrano che l’uomo non è una macchina tra le macchine, una biella tra la coppa dell’olio e la valvola di scarico.

Perdere l’albero genealogico materiale in favore di una perenne rincorsa al “nuovismo“: “Finito il noleggio se ne potranno prendere degli altri” è la ceralacca di una società che teme ogni legame predilegendo la novità del momento che consente di stare al passo coi tempi, di non perdere tempo, il concetto di monouso applicato alle persone, destinate ai centri di compostaggio quando smettono di essere consumatori.