Spiace sentire frasi che inneggiano alla cautela su facebook e sugli altri social. L’ultimo caso, quello dell’educatrice del Comune di Imperia, vede la donna scrivere con disinvoltura: “Sparate” sotto all’immagine di alcuni migranti. Il sindaco, Claudio Scajola, stigmatizzando l’evento, ha commentato: “L’invito che rivolgo a tutti i cittadini è di prestare la massima attenzione all’utilizzo delle parole sui social, che possono essere pietre”.
Spiace si diceva perché, in questo come in altri casi, l’indice alzato del pedagogo di turno mira a guardare se stesso (ossia il dito) e non la luna. Ciò che è raccapricciante, infatti, non è l’aver steso quell’espressione picchiettando una tastiera, ma l’averla pensata. E invece la moda sta nel redarguire invitando a una forma di pulizia virtuale, quando è l’igiene mentale, a mancare. Una forma strisciante di omertà per cui non è la traccia a contare, ma la tracciabilità.
Pare che per mitosi si moltiplichino i corsi atti all’utilizzo dei nuovi media ignorando (o fingendo di ignorare) che paradossalmente questi, con il loro sobbollire, altro non fanno che portare a galla gnocchi che altrimenti resterebbero sul fondo della pentola. Senza social quell’educatrice (!?) avrebbe pensato ciò che ha scritto impunemente, perché nessuno l’avrebbe condannata, ma si sa, ciò che regge alla prova del bar non regge alla prova dello schermo.
La signora aggiunge che “il buonismo non è più di moda” e infatti è stata giustamente allontanata non cedendo alle possibili minimizzazioni espresse in questi casi.
Per assurdo il soggetto in questione andrebbe ringraziato, perché in questo modo ci si è potuti accorgere di chi si aveva in casa in forma latente: le manifestazioni esantematiche sono propedeutiche alla cura, si sa.
Il problema non è, dunque, il dire o non dire ciò che si pensa, ma il pensare ciò che si dice.
E’ vero che nella corsa alla verità la tastiera arriva per molti sempre prima, dimostrando che le mani sono più svelte del cervello e che, come asseriva Jean De La Bruyere nei suoi “Caratteri”: “Vi sono persone che parlano un po’ prima di pensare”.
Matteo Salvatti


